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«Nella gelosia c’è più egoismo che amore», diceva La Rochefoucauld. La parola «gelosia», già nella sua radice «zhlos», evoca bramosia di possesso, l’idea violenta di voler controllare l’amata, di tenerla incatenata. Ma tutto questo si può davvero chiamare “amore”? Si può parlare di passione quando si cerca di coartare l’altro, di bloccarlo, di impedirgli di realizzare la propria identità? Sono queste le domande che la psicopedagogista Valerie Elizabeth Moretti con il regista Jacopo Boschini cerca di far nascere nei ragazzi che partecipano al progetto Questo mostro amore, realizzato dalla cooperativa AttivaMente. La psicopedagogista (che ha collaborato con Alberto Pellai, dell’Università Statale di Milano in progetti di prevenzione della pedofilia) in questi giorni sta lavorando sul testo dell’Otello di Shakespeare in alcune scuole di Napoli. L’obiettivo “far vedere” agli studenti la dinamica di rapporto malata che si sviluppa fra Otello e Desdemona. «Shakespeare ha una grandissima profondità nell’indagare l’animo umano e i suoi drammi si prestano benissimo per far riflettere i ragazzi su certe dinamiche violente di rapporto che nulla hanno a che fare con l’amore», spiega Moretti raccontando a Left questo progetto che è già stato sperimentato con successo nelle scuole di Como e che nulla ha che fare con la cosiddetta teatro terapia.

In questo caso i  testi shakespeariani offrono uno spunto per parlare di emozioni, di quel passionale mondo interno che si accende nel rapporto uomo-donna. Al contempo però con testi drammatici come Otello si cerca di portare in luce quelle dinamiche violente ed estreme che caratterizzano invece i rapporti patologici. «Lo facciamo usando strumenti di info teatro», precisa Moretti. A scuola si legge Otello, dunque, per analizzare le dinamiche patologiche fra i due personaggi e per cercare poi di affrontare la questione più complessa: Otello, impazzito, che  passa all’atto arrivando ad uccidere Desdemona.

«I ragazzi fanno domande, si interrogano, vogliono capire, sono molto coinvolti nella discussione, tanto che quando alla fine del percorso andiamo a teatro dove il collega Jacopo Boschini recita alcuni brani, sono loro stessi a chiedere di vedere l’intero spettacolo», aggiunge Valerie Moretti. A Napoli l’appuntamento in teatro è per  il 10 aprile al Bellini.  Alla riuscita di questo progetto (che presentiamo per festeggiare la Giornata mondiale) concorre anche il linguaggio immediato e coinvolgente di una graphic novel, con un tratto grafico che cambia a seconda dell’intensità emotive che coinvolgono i due partner.

Questo mostro amore

Si tratta di un lavoro di fantasia che nasce però da un caso di cronaca in cui un ragazzo ha scattato foto della propria ragazza in intimità e poi le ha diffuse su internet. Nel percorso didattico che Valerie Elizabeth Moretti svolge insieme agli insegnanti questo graphic novel diventa uno strumento per dare ai ragazzi informazioni di base su questioni legali, su ciò che lecito e su ciò che invece è lesivo diffondere e quali possono essere le conseguenze. Dalle tragedie greche, ai drammi shakespeariani al graphic novel, l’arte e il teatro aiutano ad indagare a fondo quel «mostro dagli occhi verdi che dileggia la carne di cui si nutre», di cui parlava Shakespeare.

Nell‘Otello, William Shakespeare ha messo a fuoco, in modo incomparabile, dinamiche visibili e invisibili e le “logiche” del delirio. Tanto che nel dramma Emilia rivolta a Desdemona, la sposa di Otello dice in modo fulminante: «Non si è gelosi per un motivo, si è gelosi perché si è gelosi. La gelosia è un mostro che si concepisce da se stesso».  Istigato da Iago, Otello arriva a delirare, è convinto del tradimento di Desdemona che ai suoi occhi diventa « lurida sgualdrina», «demonio». Accecato dal proprio delirio Otello la uccide. L’interrogativo inquietante  su cui Valerie Moretti invita i ragazzi ad interrogarsi è come sia possibile che una persona che si dice così innamorata arrivi non solo a picchiare e ad esercitare violenza psichica e fisica, ma passi a pianificare l’uccisione dell’amata.«Idiota assassino, come hai potuto uccidere una donna tanto buona?», dirà Emilia ad Otello. Attraverso questo lavoro sul testo shakespeariano il progetto di AttivaMente cerca di rendere i ragazzi più consapevoli del fatto che un rapporto di coppia violento nasce in dinamiche che vanno al di l à della coscienza talora mascherate dietro un comportamento da fidanzato e da marito, apparentemente normale,  geloso e possessivo, come insegna da secoli la società patriarcale. L’obiettivo è alto, aprire gli occhi alle giovani generazioni sulla violenza nascosta in figure come quella del pater familias che si regge su un’identità  solo sociale e razionale, che può andare drammaticamente in frantumi di fronte di fronte a una proposizione di indipendenza e di libertà di una donna.

 Per chi volesse continuare ad approfondire il tema della violenza sulle donne il 28 marzo nell’Aula Magna dell’Istat in via Cesare Balbo 14, a Roma  si svolge il convegno scientifico dal titolo “La violenza sulle donne: i dati e gli strumenti per la conoscenza statistica”. Introduce i lavori Giorgio Alleva, presidente dell’Istat, seguito dall’intervento di Maria Teresa Amici, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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