Trump torna al carbone

Ha firmato. Con il suo il Energy Indipendence Order, il Presidente degli Stati Uniti ha ufficialmente decretato il ritorno alle energie fossili. E la cancellazione delle politiche ambientali del suo predecessore. Due modi opposti di usare i decreti presidenziali – con i quali Obama aveva spesso imposto al Congresso riforme di tutela ambientale – che portano l’America in due direzioni opposte. Quella di Trump è lontana, molto lontana, dagli accordi di Parigi, che vorrebbero le riduzioni delle emissioni di CO2. E il fatto che la prima potenza mondiale, fra gli Stati più inquinanti al mondo, oggi si chiami fuori dagli standard imposti, mette a rischio il raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2020. Ma a Trump poco importa: “questa è la rivoluzione”, dice, e d’altra parte è convinto che il riscaldamento globale sia tutta una “truffa”. L’ha promesso ai minatori, e dunque via alle restrizioni imposte sulle emissioni di metano dagli oleodotti, e via anche i limiti sulle trivellazioni costiere, allo sfruttamento delle miniere nelle terre di proprietà federale. Uno smantellamento pezzo dopo pezzo del Clean Power Plan obamiano.
Cosa succederà ora? L’iter per l’entrata in vigore del decreto è lungo, e non è escluso che verrà impugnato. Quello che è certo è che il messaggio che ancora una volta il multi-milionario a capo degli Stati Uniti lancia al mondo, è tutt’altro che costruttivo.

Leggi il confronto delle politiche ambientali sul Nyt

 

Regno Unito, oggi inizia il divorzio 

E a proposito di involuzioni: ”Oggi la Gran Bretagna fa un passo nell’ignoto” è il titolo del Guardian. Alle 12.30 di oggi, ora locale, scatterà ufficialmente il conto alla rovescia dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Theresa May ha firmato ha firmato la lettera per la notifica dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, e non appena questa verrà consegnata nelle mani del presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, avranno inizio i due anni di negoziati che porteranno a termine la Brexit.

Leggi The Guardian

 

Scozia. il Referendum

Ieri, il giorno dopo l’incontro della premier britannica con quella scozzese, Nicola Sturgeon il Parlamento ha votato per il referendum sull’indipendenza da Londra. E’ a seconda consultazione: la prima, nel settembre del 2014, aveva visto favorevoli il 55% del scozzesi. La prossima – e stavolta definitiva – dovrebbe tenersi fra l’autunno 2018 e la primavera 2019.

 

Alatri

L’hanno massacrato di botte. Preso a sprangate. E ora forse hanno un volto. Sono stati individuati nella notte, i due fratellastri, Mario Castagnacci e Paolo Palmisan, rispettivamente 27 e 20 anni, che sarebbero responsabili per l’omicidio di Emanuele Morganti. E per quei 15 minuti di interminabile violenza, due giorni di agonia e un modo di trattare le donne che di virile non ha proprio niente.

 

No Tap, giorno secondo

La Puglia si prepara a un’altra giornata di resistenza. Dopo gli scontri di ieri e le cariche della  polizia ai manifestanti – trai quali molti rappresentanti delle istituzioni locali – i due fronti opposti sono di nuovo schierati da questa mattina.

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