Con la risoluzione approvata il 5 aprile, il Parlamento europeo ha di fatto bocciato i migration compact proposti dall’Italia e qualificato come non replicabili in altri Paesi gli accordi conclusi con la Turchia. In particolare l’Europarlamento si dice «profondamente preoccupato per il fatto che fra i Paesi prioritari figurino regimi repressivi che incarnano, essi stessi, la causa principale della fuga dei rifugiati dai loro Paesi». I 16 «Paesi prioritari» con cui l’Unione europea svolge dialoghi sono: Etiopia, Eritrea, Mali, Niger, Nigeria, Senegal, Somalia, Sudan, Ghana, Costa d’Avorio, Algeria, Marocco, Tunisia, Afghanistan, Bangladesh e Pakistan. Nel lungo testo della risoluzione, poi, si legge anche la condanna degli accordi di riammissione con Paesi terzi che non garantiscono il rispetto dei diritti umani e una tutela efficace contro la corruzione. «Rimettiamo al centro la solidarietà e i diritti fondamentali», ha detto l’eurodeputata di Possibile Elly Schlein.

Intanto in Italia…
Tutto questo mentre il Parlamento italiano prosegue dritto verso l’approvazione dei decreti Minniti-Orlando. Atti «blindati», hanno denunciato i deputati di Sinistra italiana Celeste Costantino e Daniele Farina, che hanno abbandonato i lavori in Commissione: «Abbiamo lasciato i lavori delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia per mettere fine a un rito non democratico su un decreto blindato, inemendabile, intoccabile e su cui il governo metterà la fiducia la prossima settimana. Sinistra Italiana è contraria alla giustizia su base etnica. I dispositivi contenuti nel decreto Minniti andavano cambiati ma se ne è negata a priori la possibilità. Bocciata ogni proposta diversa per la gestione dei flussi migratori e delle richieste di protezione internazionale. Il decreto Minniti ha sposato le linee di intervento delle destre italiane ed europee. Una cosa gravissima».

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La condanna delle politiche di Trump
È inequivocabile il giudizio sulle misure adottate da Washington. Il Parlamento europeo «esprime forte preoccupazione per la recente decisione con cui l’amministrazione degli Stati Uniti vieta temporaneamente ai cittadini di sette paesi a maggioranza musulmana di entrare negli Stati Uniti e sospende temporaneamente il sistema di asilo negli Stati Uniti; ritiene che questo tipo di decisioni discriminatorie alimenti le argomentazioni xenofobe e anti-immigrazione, possa non essere conforme ai principali strumenti di diritto internazionale, ad esempio la Convenzione di Ginevra, e possa compromettere seriamente gli attuali sforzi globali verso un’equa ripartizione internazionale delle responsabilità per quanto concerne i rifugiati; invita l’Ue e gli Stati membri ad assumere una posizione comune forte nel difendere il sistema di protezione internazionale e la sicurezza giuridica di tutte le popolazioni colpite, in particolare i cittadini dell’Ue».

I dati sulle migrazioni
Tra le considerazioni del Parlamento, poi, troviamo un po’ di dati aggiornati. Dal quadro tracciato dall’Europarlamento – grazie ai dati forniti dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) – emerge che, nonostante l’aumento dei salvataggi, il numero di morti nel Mediterraneo continua a crescere (5.079 nel 2016 e 3.777 nel 2015, secondo l’Oim). La mobilità umana ha raggiunto livelli senza precedenti: 244 milioni di persone emigrano volontariamente o involontariamente. Le migrazioni internazionali avvengono soprattutto nell’ambito della stessa regione e tra Paesi in via di sviluppo e i flussi migratori Sud-Sud continuano a crescere rispetto ai movimenti Sud-Nord: nel 2015 erano 90,2 milioni i migranti internazionali nati nei Paesi in via di sviluppo che risiedevano in altri paesi del Sud del mondo, mentre 85,3 milioni nati nel Sud risiedevano nei paesi del Nord del mondo;
Le donne migranti costituiscono la maggioranza dei migranti internazionali in Europa (52,4 %) e Nord America (51,2 %), e il numero di minori non accompagnati che attraversano il Mediterraneo è in costante crescita. Nel 2015, 65,3 milioni di persone (un numero senza precedenti) è stato obbligato a sfollare a causa di conflitti, violenze, violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale nonché destabilizzazione: 40,8 milioni di sfollati interni e 21,3 milioni di rifugiati. Vite umane che si aggiungono a quelle degli sfollati a causa di calamità naturali, disuguaglianze, povertà, insufficienti prospettive socioeconomiche, cambiamenti climatici, mancanza di politiche adeguate. Negli ultimi cinque anni il numero di rifugiati è aumentato di oltre il 50 %. Infine, sono 6,7 milioni i rifugiati che vivono in situazioni di sfollamento protratto che, secondo le stime, si prolunga in media per 26 anni.

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