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Il senso della battuta di Andrea Orlando con cui titoliamo l’intervista (che troverete integrale da sabato 8 aprile in edicola) è abbastanza chiaro: Matteo Renzi è un leader – e non è detto che sia comunque il leader giusto – per tempi ipermaggioritari; io, il compagno Orlando, sono invece il segretario giusto (non per forza il leader) per tempi più proporzionali, quando serve una maggiore propensione al dialogo. Io, in sostanza, ho a cuore il partito (e mi commuovo quando penso alla lotteria della festa dell’Unità), Matteo Renzi ha invece dimostrato di aver a cuore soprattutto se stesso, non capendo per tempo, per esempio, che «sovrapporre il ruolo di premier e quello di segretario non ha aiutato a capire quando sbagliavamo».

In questo senso Matteo Renzi è un leader anni 90, individualista, anche se non ci è chiaro in quale decennio collocare invece lo sfidante. Sul prossimo numero di Left, in edicola e in digitale, a Luca Sappino Andrea Orlando ha detto però di più.

Ci ha detto alcune cose interessanti e altre che a noi suonano curiose. Tipo quella di dirsi convinto per primo che il 4 dicembre («ma già le elezioni 2013») abbia «bruscamente archiviato» lo schema bipolare, con tutto il mito dell’alternanza, e però dirsi anche convinto di poter «far sopravvivere in questa nuova fase l’idea della vocazione maggioritaria», costruendo «attorno a noi un campo largo di un centrosinistra politico e sociale» – insomma, alleandosi con Pisapia. A noi sembra invece che alla fine il Pd le alleanze le abbia sempre fatte (persino quello veltroniano, che scelse l’Idv) e che il punto, il cortocircuito, sia la natura stessa del Pd. Ma son punti di vista.

Tra le cose interessanti che invece ci dice (no: non gli abbiamo chiesto delle sue vicende amorose, che pure spopolano sui social) c’è questa: «nella sua mozione», gli chiediamo, «usa le “bolle”, le “echo chambers” dei social, dove gli algoritmi spingono gli utenti a interagire solo con chi gli è simile, per descrivere le dinamiche tra correnti nel Pd. Pensa sia una questione della sola politica o più profonda?». Risposta: «Credo sia più profonda. È un fenomeno sociale. Viviamo in una società in cui sempre più spesso prevale l’incomunicabilità. Abbiamo scoperto nuovi pianeti, ma spesso non sappiamo cosa avviene nel quartiere accanto al nostro».

L’intervista a Orlando è sul numero di Left in edicola da sabato 8 aprile

 

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