Nel mondo globalizzato delle nuove tecnologie e delle scoperte scientifiche d’avanguardia, la morte di massa per fame è in crescita. A lanciare l’allarme, l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, che da oltre due mesi batte sull’aumento esponenziale della crisi tra le popolazioni del Corno d’Africa, lo Yemen e la Nigeria.

La siccità e la mancanza di fondi rischiano di rendere la situazione ancora più grave, provocando una crisi umanitaria peggiore di quella che nel 2011 provocò la morte di oltre 260 mila persone in Somalia.
Il conseguente aumento dei flussi migratori, si legge in una nota dell’agenzia Onu, ha costretto l’Unhcr a rivedere le proprie stime per il 2017. In Sudan, per esempio, dove la stima iniziale era di 60.000 arrivi dal Sud Sudan, il totale previsto per quest’anno è di 180.000 profughi. Stesso vale per l’Uganda, pronto a toccare quota 400.000 sfollati.

In tutto, sono circa 20 milioni le persone che si trovano in zone colpite da siccità, 4,2 milioni dei quali profughi, la maggior parte dei quali bambini (il 62 per cento). Anche in Somalia la paura sta portando all’aumento dello sfollamento interno, dove il tasso di malnutrizione è alto soprattutto tra i bambini e le madri che allattano. Mentre in Etiopia, nell’area di Dollo Ado, a Sud-Est del Paese, la malnutrizione acuta tocca dal 50-79 per cento dei ​​bambini somali rifugiati, in un ‘età compresa tra i sei mesi e i cinque anni.

Per fronteggiare l’emergenza, l’Alto commissario Filippo Grandi ha indetto per domani a Berlino una riunione straordinaria ad alto livello che riunirà i rappresentanti dei Paesi donatori e dei partner umanitari allo scopo di intensificare la risposta internazionale alla crisi.

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