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Questa cosa dei volontari del Pd in maglietta gialla che faranno i netturbini per un giorno su Roma con la speranza di incastrare Virginia Raggi e di rimbalzo il Movimenti 5 Stelle mi manda fuori di testa. Davvero. Mi lascia perplesso ferocemente anche che il vetero-neo-segretario del Pd Matteo Renzi abbia il tempo di preoccuparsi del giallo delle divise da spazzini e delle pelose quisquilie romane, mentre un Paese intero galleggia pericolosamente nelle acque della disillusione politica; questo ieri faceva il Fonzie di fianco a Obama e oggi si occupa dei sacchetti dell’umido. Quindi.

Forse a Roma, o meglio nel Lazio, o meglio ancora in Italia, il problema non sta nella foglia di lattuga lasciata sul marciapiede ma piuttosto nell’umanità disperata delle ragazze madri che abbandonano come pacchi o nei camper in cui bruciano tre sorelle di undici figli accampati sotto l’insegna di un ipermercato. Oppure forse “la crisi” sta proprio nell’incapacità di parlare delle persone, tutti presi dalle “cose” e dai bilanci.

Quando qualcuno decide di abbassare la politica ai sacchetti dell’umido mentre tutto intorno la gente affoga, brucia o si dispera forse si è perso il punto centrale: si è leader quando si ha il coraggio di sfidare l’avversario sulle vette più complesse del dibattito.

Il resto banalmente è solo una guerra di colori, di foto e di tweet: i rifiuti a Roma (e nel Paese) non sono nei cassonetti. I rifiuti sono nell’involuzione culturale dei “non sono razzista ma…” e nella loro ultima evoluzione: “ma la gente è esasperata”. La politica si gioca lì. La leadership culturale è lì. Anche se non ha il coraggio di arrampicarsi quasi nessuno.

Buon giovedì.

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