Il vaccino sarà obbligatorio per tutti, pena l’istruzione. È questa l’uscita di ieri del ministro Beatrice Lorenzin, che aveva annunciato di avere un testo di legge pronto da depositare in Consiglio dei ministri di oggi. Iniziativa che ha subito ricevuto lo stop del governo e del Miur, per un semplice motivo: l’accesso all’istruzione è un diritto costituzionalmente garantito e dunque obbligatorio e insindacabile.
Tuttavia, la questione è spinosa perché anche il diritto alla salute lo è, e la scelta di non vaccinare i propri figli mette a rischio non solo gli altri bambini, ma l’intera comunità, favorendo l’insorgenza di epidemie e impedendo che i virus vengano debellati. Esempio lampante ne è il morbillo, che a causa del drastico calo dell’immunizzazione, è tornato a colpire in maniera preoccupante.

L’idea del ministro è delicata, ma precisa: superare la differenza fra vaccinazioni “obbligatorie” e quelle “raccomandate”. «Tutti quelli indicati dal piano nazionale servono e vanno fatti. Ma poi vogliamo, di volta in volta e a seconda di coperture e diffusione delle malattie, individuare con decreto gli eventuali vaccini “necessari” senza i quali non si possono iscrivere i figli alla scuola dell’obbligo in quel determinato anno», ha spiegato ieri Lorenzin. Insomma, la questione è semplice: «Se le coperture tornassero sopra il 95% non ci sarebbe bisogno di obblighi per certi vaccini».

Tant’è vero che sono diverse le Regioni che hanno accolto con soddisfazione la proposta del titolare del ministero: sono molti i governi regionali che hanno approvato o stanno approvando una legislazione in questa direzione. Apri strada l’Emilia-Romagna, seguita a ruota dalla Toscana, Friuli Venezia Giulia e Lazio. Proprio Zingaretti a novembre scorso aveva dichiarato in maniera netta: «Obbligo di vaccinazione per i bimbi che vanno al nido: è una legge che proporrò in Consiglio regionale per combattere la diffusione di malattie pericolose e tutelare la salute dei più piccoli. Dopo l’Emilia-Romagna facciamo un passo avanti di civiltà anche nel Lazio».

Un passo di civiltà che a livello nazionale non è stato gradito. Per quanto la proposta di Lorenzin sia solo una bozza, ha ugualmente scatenato un putiferio di reazioni, non solo per l’autonomia dell’iniziativa del ministro non gradita dalla collega all’Istruzione, Valeria Fedeli che si è sì schierata per la «tutela di bambine e bambini» e dunque «per l’obbligatorietà delle vaccinazioni», ma ha però chiarito che «si deve trovare il modo per garantire anche il diritto costituzionale all’istruzione». Uno strappo nel governo che è stato prontamente fatto rientrare – pur facendo slittare la presentazione del testo di legge alla settimana prossima – perché la battaglia contro gli anti-vaccinisti è diventata soprattutto una battaglia politica di Renzi contro i 5 stelle. Al cui «pericoloso populismo e scetticismo» era stato dedicato, proprio un paio di settimane fa, un lungo editoriale sulle colonne del New York Times. Grillo si era poi affrettato a gridare alle fake news, dichiarando che mai il Movimento aveva fatto campagna anti vaccini. Purtroppo e per fortuna, la rete non dimentica, ed essendo i Cinquestelle molto prolifici nelle loro campagne in merito alla produzione di post e video, in brevissimo tempo il leader pentastellato era stato sommerso di smentite.
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Non a caso in favore di Lorenzin si sono immediatamente schierati i renzianissimi Matteo Richetti e Michele Anzaldi, che si sono detti «pronti a sostenere il provvedimento» per combattere «pericolosa confusione e ambiguità sul tema».

Nel frattempo, aumentano i vaccini per bambini e adolescenti che saranno offerti gratuitamente dal Sistema sanitario nazionale: anti Meningococco b (il pericoloso batterio che provoca la meningite), Rotavirus, varicella, anti Papillomavirus (oggi gratuito solo per le ragazze) andranno ad aggiungersi alla lista di immunizzazioni già garantite, come stabilito dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-19.

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