Tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi ci sarebbe stata una telefonata che, per ora, nessuno ha smentito. Lunedì, invece, Matteo Renzi farà un giro di incontri (forse lo stesso Berlusconi, comunque qualcuno di Forza Italia) e poi martedì la direzione del Pd potrebbe confermare la nuova strategia, l’accordo che non sappiamo ancora se chiamare Nazareno bis.

Si punta comunque non più al Mattarellum, non più al Rosatellum, ma al modello tedesco, giusto un poco modificato (e non solo per rispondere alle evidenti differenze tra la nostra Costituzione e quella tedesca, che, per dire, prevede la sfiducia costruttiva).

Ma come funziona la legge elettorale tedesca?

Un libro che vi abbiamo già citato nel numero di Left che ancora trovate in edicola – ma fino a sabato 27, quando esce il nuovo – ci offre un’ottima sintesi. Il libro (lettura consigliata) è pubblicato dalla Giubilei Regnani, si intitola semplicemente Come funzionano le leggi elettorali, ed è stato scritto da Pino Pisicchio, parlamentare di lunga esperienza.

Ecco cosa scrive Pisicchio.

La Costituzione tedesca affida la funzione legislativa a un sistema bicamerale imperfetto composto dalla Dieta (Bundestag), eletta a suffragio universale e diretto, e dal Consiglio Federale (Bundesrat), formato dai membri nominati dai Governi dei Laender. Il Bundestag si compone di 598 membri eletti per una legislatura quadriennale. La formula elettorale che regge il sistema è prevalentemente ritenuta di tipo “misto”, in quanto gli elementi di proporzionalità e le caratteristiche proprie del maggioritario si equivalgono. Infatti, dei 598 seggi, la metà viene assegnata nell’ambito di collegi uninominali con la formula del maggioritario secco, mentre gli altri 299 seggi vengono attribuiti con la formula proporzionale, sulla base di liste bloccate presentate nell’ambito di circoscrizioni che corrispondono ai Laender. È prevista una soglia di sbarramento al 5% superabile se il partito ha conseguito il risultato di almeno tre eletti nella quota maggioritaria uninominale.

Pisicchio ci aiuta a cogliere anche le principali differenze con il Rosatellum, l’ultima proposta del Pd, che non prevede, ad esempio, voto disgiunto, aumentando e di molto il meccanismo maggioritario. In più, nel modello tedesco, c’è il celebre “scorporo” che – mentre i grandi partiti si giovano dei seggi lasciati liberi dalle liste che non superano lo sbarramento – aiuta un po’ i piccoli. Pisicchio continua così:

In concreto: l’elettore, che è un cittadino che abbia compiuto diciotto anni, riceve in occasione del voto una scheda elettorale con la possibile espressione di due suffragi. Il primo voto è destinato al candidato del collegio uninominale collegato o meno a un partito, il secondo è destinato alla lista di partito che presenta candidati nel Land, su cui compariranno i nomi dei primi cinque candidati. L’elettore, che potrà esprimere un voto dissociato tra candidato nell’uninominale e lista di partito, non potrà esprimere, però, preferenze per la quota proporzionale. È prevista, al fine di correggere l’effetto di sproporzione che può essere indotto dalla quota maggioritaria e dalla clausola di sbarramento, l’applicazione di un criterio di scorporo. Una particolarità della complessa formula elettorale del sistema tedesco è che essa agisce sulla composizione numerica del Bundestag, inducendo incertezza sulla sua dotazione, che spesso supera il numero 598.

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