Potere della suggestione ma non solo. Come purtroppo è stato confermato dalla tragica vicenda del bimbo marchigiano morto a 7 anni per un’otite trattata con omeopatici, pur essendo dimostrata l’inefficacia clinica dell’omeopatia e che l’inesistenza di effetti collaterali non è sinonimo di terapia efficace, la schiera dei suoi fautori non accenna a diminuire. Grazie a un ambiguo atteggiamento dello Stato e al sostegno di alcune università e di qualche Ordine dei medici, i “rimedi” omeopatici occupano oggi in Italia una nicchia del vivace mercato della salute niente affatto irrilevante. Complice anche il fatto che nella discussione pubblica si sono accumulati negli anni luoghi comuni, false convinzioni e fallacie logiche che rendono complicata una riflessione basata su argomentazioni scientifiche. «Per questo motivo – racconta a Left Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri (Irccs) – con alcuni colleghi abbiamo pensato di riportare il dibattito nell’alveo della scienza e della corretta divulgazione raccogliendo il nostro lavoro in un libro». Uscito per Sironi e curato da Garattini, Acqua fresca? Tutto quello che bisogna sapere sull’omeopatia contiene i contributi di alcuni tra i più noti ricercatori ricercatori dell’Irccs: Vittorio Bertelé, Giorgio Dobrilla, Emilio Benfenati, Luigi Cervo e Lorenzo Moja. Servendosi di tutti gli strumenti dell’indagine scientifica (dati sperimentali, informazioni, considerazioni di metodo e di merito, analisi della letteratura) il volume porta alla luce con un linguaggio semplice ed efficace l’infondatezza scientifica dell’omeopatia distinguendo l’opinione dall’ipotesi scientifica, l’efficacia dalla suggestione.

Il libro si rivolge prevalentemente alle persone dubbiose, racconta Garattini: «Non vogliamo convincere chi produce o prescrive questi prodotti a cambiare idea. Ma vogliamo chiarire a chi è interessato che si tratta di prodotti che non contengono alcun principio attivo e per questa ragione non possono curare». Questa caratteristica, sebbene sia poco noto, è evidenziata anche dalla legge che regola il commercio dei rimedi omeopatici. «Si tratta di una norma contraddittoria che alimenta la confusione. Vi si prescrive che sulla documentazione di accompagnamento deve “essere stampigliata in modo visibile” che non vi è “evidenza scientificamente provata dell’efficacia del medicinale omeopatico”. Poi però allo stesso tempo si stabilisce che i prodotti omeopatici possono essere venduti solo in farmacia, su prescrizione medica o su indicazione del farmacista, consentendo in tal modo l’affermarsi di una convinzione di efficacia, salvo poi negarne il rimborso da parte del Servizio Sanitario Nazionale, ma al contempo permettendone la deducibilità fiscale del costo».

E tra le maglie di queste contraddizioni si è insinuato il business. Ecco alcune cifre riportate nel libro da Lorenzo Moja. Il mercato omeopatico oscillerebbe tra i 250 e i 400 milioni di euro, poca cosa se confrontata con la spesa farmaceutica complessiva (26,6 miliardi di euro nel 2014), che però risulta vicino al 5% in proporzione alla spesa per i farmaci non rimborsabili pagati direttamente dai cittadini (8,16 miliardi di euro).

«È chiaro che ci sono interessi economici con cui chi governa deve fare i conti, ma non dovrebbero prevalere quando parliamo di salute pubblica» osserva Garattini. Ma la responsabilità non è da imputare tutta a una legge dello Stato. «Ci sono corsi universitari che hanno per oggetto i prodotti omeopatici. Se le università sono alla base della conoscenza, certamente non stano facendo il loro mestiere. E poi ci sono Ordini dei medici che per varie ragioni accettano nella loro organizzazione professionisti che prescrivono certi prodotti. Anche questo va contro un principio fondamentale e cioè che la medicina si basa sull’evidenza. E l’evidenza è che i prodotti omeopatici non contengono nulla di terapeutico quindi non dovrebbero essere prescritti». Infine il direttore del Mario Negri pone l’accento su un altro dibattito molto attuale che riguarda la sulla salute pubblica trovando un nesso tra la campagna contro le vaccinazioni e il fenomeno dell’omeopatia. «Io so che molti di coloro che praticano l’omeopatia sono contrari ai vaccini. Chi propone questo tipo di rimedi ha una mentalità antiscientifica. È probabile che si ripercuota nel puntare il dito contro i vaccini, e ad essere per esempio a favore di Di Bella o di Stamina. È il profilo di una mentalità antiscientifica che si sta ben delineando nel nostro Paese. La discussione con cui si mette in dubbio l’efficacia delle vaccinazioni nega che queste hanno cambiato la vita della nostra società debellando un gran numero di malattie. Vaiolo, poliomelite, difterite, oggi possiamo prevenirle grazie ai vaccini. Si tratta di farmaci realizzati e testati su base scientifica, proprio il contrario dei prodotti omeopatici».

Da Left del 20 ottobre 2015

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