Oggi è la giornata mondiale dell’ambiente e l’Onu ha scelto come tema “Riconnettersi con la natura” per recuperare un rapporto con l’ambiente più sano, consapevole, e contribuire a non sprecarne le risorse. Ma non si tratta di un tema “esistenziale” né tantomeno di una tendenza new age. No, difendere l’ambiente diventa una precisa scelta politica dalle conseguenze fondamentali non solo per l’economia, ma anche per la convivenza pacifica tra i popoli. È ormai dimostrato che tra le cause delle migrazioni vi sono anche i cambiamenti climatici che causano desertificazione e quindi, carestie e povertà. Un tema che dopo l’annuncio del presidente Usa Donald Trump di uscire dall’accordo di Parigi, risulta ancora più scottante.

Trudeau l’anti Trump
Ed è per questo che colpisce il fatto che sia il Canada di Justin Trudeau, il leader che si è distinto anche per le politiche a favore dei migranti, a ospitare il World Environnement Day, il principale evento dell’Onu su “azioni positive a difesa dell’ambiente”. Il Canada ha deciso di rispettare gli accordi di Parigi sul controllo delle emissioni e pur essendo un Paese che si basa sulle energie fossili, ha investito su quelle rinnovabili.
In tutto il mondo sono previste centinaia di iniziative, dalla pulizia delle spiagge alle escursioni guidate nella natura. Quella “simbolo” è l’illuminazione di verde, lunedì sera, degli edifici e monumenti iconici delle città: tra questi l’Empire State Building di New York, il Cristo Redentor di Rio de Janeiro, il Burj Khalifa di Dubai.
Sui social gli utenti sono invitati a condividere immagini della natura, con l’hashtag #WithNature per la creazione dell'”album fotografico sulla natura più grande al mondo”. Gli scatti migliori saranno esposti al Palazzo di Vetro dell’Onu a New York. Possibilità di condivisione anche tramite un’app, iNaturalist, per catturare, ma solo con lo smartphone, ogni creatura che abita nel proprio giardino, nei parchi o nelle riserve naturali.

In Italia la protesta per salvare l’Ispra
In questi giorni, come abbiamo raccontato anche nell’ultimo numero di Left adesso in edicola, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che sta per diventare un soggetto fondamentale per il Sistema Nazionale di protezione ambientale istituito dalla legge 132 del 2016, vive un momento travagliato. Sono 93 i ricercatori precari che rischiano il licenziamento perché mancano ormai i fondi ordinari. Dal 2008 a oggi infatti sono stati persi 13 milioni di euro di finanziamenti e si è creata una situazione di impasse, a detta dello stesso direttore, che rischia anche di compromettere le attività normali dell’ente di ricerca.

L’Usb ha organizzato per oggi alle 16 un presidio al Pantheon a Roma. «Davanti all’albergo del sole e vicino al tempio di Nettuno, viene riproposta la messa in scena di due famosi “corti”, realizzati dagli stessi ricercatori: “Non sparate alla Ricerca (ambientale)” e ”La Ricerca pubblica solleva lo Stato”», si legge nel comunicato del sindacato di base. «La trama è chiara: lo Stato sopprime la Ricerca pubblica nazionale, in questo caso un Ente terzo e indipendente a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, negando risorse economiche e continuando a far finta di non sapere che gli investimenti nella Ricerca pubblica hanno un ritorno positivo in termini di sviluppo e di benessere dei cittadini, al contrario di quella privata che si limita nel migliore dei casi alla commercializzazione di brevetti, o peggio, all’ideazione di armi sempre più micidiali».

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