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Forse la sinistra, una sinistra vera, avrà bisogno di un nuovo linguaggio. Dovrà imparare ad usare le parole esistenti per comporne di nuove. Per poter parlare a tutti quelli che avranno la sensibilità di ascoltare e capire il senso.
Prima di questo sarà necessario separarsi dalle parole che non hanno senso. O meglio forse dalle parole che contengono idee false sulla realtà umana.
Già perché la sinistra, se vuole esistere, deve avere idee certe e chiare sulla realtà umana.
La quale realtà umana comprende una realtà fisica e una realtà psichica che si forma alla nascita e scompare alla morte. La realtà fisica non scompare con la morte. I resti del corpo possono continuare ad esistere per millenni.
Quello che scompare immediatamente con la morte del corpo è la realtà psichica. Non c’è più la realtà non materiale. Non c’è più il pensiero.
Si dirà: è ovvio, lo sanno tutti. No. Non è ovvio per niente. Altrimenti non ci sarebbero così tanti credenti in una vita dopo la morte. Si dirà: è ovvio a sinistra. Lo sanno tutti. No. Nemmeno a sinistra è ovvio. Troppi a sinistra pensano ancora che l’unica realtà di cui occuparsi, in politica e non solo, sia il benessere del corpo.
In questo modo la Chiesa e le religioni dominano senza ostacoli la realtà non materiale.
Certo sono scelte private. Le scelte personali di ognuno non si discutono. Ma è importante che un partito che si propone di essere di sinistra abbia idee chiare: la religione non è pensiero. Le idee religiose sono un “non-pensiero” inteso come un pensiero opposto al pensiero umano. Perché la religione impone un rapporto con un essere che in realtà non è (dio) mentre gli esseri umani cercano il rapporto con un altro essere che è (un altro essere umano). La sinistra deve comprendere che la realizzazione umana non è solo una realizzazione del corpo. Il benessere del corpo è procurato da cose materiali. Il cibo per nutrirsi, una casa dove abitare, i vestiti per proteggersi dal freddo. Tutto quello che è necessario per il benessere del corpo.
La vita sarebbe tutta qui, nel benessere del corpo? Certamente no. Questo è ben chiaro a tutti.
La sinistra però non si occupa di cosa significa il benessere della realtà non materiale. Si interessa solo ai bisogni del corpo e a tutto ciò che può servire al bisogno del corpo.
Ma cosa altro è importante per la sinistra allo scopo di realizzare un benessere non soltanto materiale?
Massimo Fagioli chiamava la realizzazione di tutto ciò che non è materiale la realizzazione delle esigenze che si doveva accompagnare alla soddisfazione dei bisogni materiali.
Ma cosa sono le esigenze?
Alessia Barbagli, un’amica professoressa, qualche anno fa ad un convegno, raccontò una storia che è abituata a raccontare ai suoi studenti di prima.
«Se potete scegliere tra mangiare una torta o leggere un libro, cosa scegliete?»
Il più dei ragazzi, quasi tutti, risponde: la torta!
Poi c’è la domanda successiva: «Come siete cambiati in conseguenza della vostra scelta?»
Tutti i ragazzi capiscono che la scelta della torta è una buona scelta ma che ha vita breve. Dopo che l’hai mangiata non ti rimane niente. Sei uguale a prima. Magari meno affamato, ma uguale a prima.
Il libro, dopo che lo hai letto, ti cambia. Perché ti fa pensare delle cose che altrimenti non avresti pensato.
Questo piccolo esempio rende evidente che quello che fa cambiare e trasforma le persone è la trasformazione del pensiero. Il corpo deve invece mantenere il suo equilibrio, non deve cambiare. Il cambiamento del corpo è malattia. La trasformazione della mente è evoluzione e realizzazione.
La sinistra deve certamente perseguire politiche economiche per una maggiore distribuzione della ricchezza per una migliore soddisfazione dei bisogni di tutti.
Poi, soddisfatti i bisogni, l’obiettivo è la realizzazione delle esigenze. È questo che le persone vogliono. Realizzare se stesse. Ed è questo che la Chiesa cattolica e più in generale i monoteismi, non vogliono. Che la gente pensi. Che la gente legga. Che la gente si liberi dalle credenze.
La sinistra deve liberarsi della parola comunità. È una parola che intende uno stare insieme legato alla realtà materiale. La comunità condivide dei beni. Sono i beni che tengono insieme la comunità. C’è un interesse materiale in comune.
La sinistra deve invece riscoprire la parola collettività. La collettività è stare insieme senza un bene comune. È uno stare insieme fine a se stesso. Si potrebbe dire che c’è un fine di ricerca. Un fine di stare insieme per trasformarsi e realizzare se stessi.
L’Analisi collettiva di Massimo Fagioli non avrebbe mai potuto chiamarsi “Analisi comune”. Perché nell’Analisi collettiva non c’è mai stato uno stare insieme con un fine materiale. C’è sempre stato uno stare insieme per realizzare esigenze. Esigenze di cura, di formazione e di ricerca. C’è stato uno stare insieme che era una storia diversa… una storia d’amore. C’è stata una realizzazione collettiva che è diventata realizzazione personale di ognuno.
L’Analisi collettiva è stata una storia di sinistra.

L’editoriale di Matteo Fago è tratto dal numero di Left in edicola


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