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Dietro ai femminicidi c’è sempre una lunga storia di persecuzione. Ma ora il reato di stalking rischia di essere trattato come un incidente che si può riparare con dei buoni propositi e una congrua somma di denaro, rateizzabile. Una riflessione della psichiatra che si è occupata della tragica vicenda di Sara Di Pietrantonio

Il pericolo di una depenalizzazione dello stalking sembra sventato. Dopo l’allarme lanciato da sindacati e centri anti-violenza, il ministro della Giustizia, Orlando, si è detto disposto a rivedere l’articolo 162 ter, contenuto nella recente riforma del codice penale, in base al quale lo stalking rientrerebbe tra i reati estinguibili per condotte riparatorie.
In parole semplici, un uomo che avesse perseguitato, molestato, minacciato una donna in modo grave, tanto da arrivare davanti a un giudice, potrebbe evitare la pena dimostrando di aver messo in atto «le restituzioni o il risarcimento» tali da eliminare «il danno cagionato dal reato» e perfino «le conseguenze dannose e pericolose del reato» stesso (le citazioni sono ovviamente dal testo del famigerato articolo 162 ter). La valutazione finale, «dopo aver sentito le parti e la persona offesa», starebbe naturalmente al giudice, anche per quanto riguarda la congruità dell’eventuale risarcimento. Il reato verrebbe estinto e, per eliminare ogni ingiustizia, per i meno abbienti è previsto il pagamento in comode rate.
Il caso ha voluto che pochi giorni prima che la riforma venisse approvata, l’oncologa abruzzese Ester Pasqualoni fosse stata brutalmente uccisa dall’uomo che la perseguitava da quattro anni, e che subito dopo si è suicidato. La donna lo aveva denunciato due volte, ma entrambi i procedimenti erano stati archiviati. Questo ennesimo tragico caso di morte annunciata ricorda, se ce ne fosse bisogno, che un comportamento persecutorio può sfociare nel massimo della violenza, tanto che la legge prevede che nei casi di femminicidio lo stalking venga perseguito anche in assenza della querela, altrimenti necessaria, da parte della persona offesa. Il dramma di Ester Pasqualoni dimostra, soprattutto, che spesso la gravità degli atti persecutori può non apparire evidente neanche a chi amministra la giustizia. Le vittime poi, si sa, troppo spesso giustificano i loro persecutori perché li pensano mossi da un sentimento, il più delle volte dalla gelosia. Lo si sente in televisione, lo si legge sui giornali.
Ogni due giorni, nel nostro Paese, una donna muore uccisa da un uomo con il quale in genere ha avuto un lungo, intimo rapporto. Un rapporto che ha finito, evidentemente, per ammalarsi così gravemente da arrivare all’omicidio. E nemmeno le recenti leggi sullo stalking e sul femminicidio hanno avuto per ora l’effetto di prevenzione che le aveva ispirate: sono leggi intrinsecamente contraddittorie, si è detto, e soprattutto la loro interpretazione e applicazione è tutt’altro che automatica. In ogni caso è chiaro che non ci possiamo permettere il minimo passo indietro….

L’articolo è tratto dal numero di Left in edicola


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