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ntónio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ne è convinto: «Il treno della sostenibilità ha lasciato la stazione». Ma, sostengono Christiana Figueres, leader di Mission 2020, e un gruppo internazionale di suoi colleghi, quel treno ha solo tre anni per raggiungere la sua destinazione. L’uno e gli altri, Guterres e il gruppo Figueres, si riferiscono ai cambiamenti climatici e, in particolare, all’obiettivo fissato a Parigi nel dicembre 2015: contenere l’aumento della temperatura media del pianeta ben al di sotto dei 2° C, possibilmente entro gli 1,5° C rispetto a quella che il mondo aveva prima dell’epoca industriale.
António Guterres ha ragione, perché i segnali positivi degli ultimi anni sono molti e niente affatto trascurabili. In primo luogo le emissioni di carbonio si stanno disaccoppiando dalla produzione di ricchezza. Da tre anni le emissioni globali di origine antropica, sono stabili, mentre l’economia del mondo è cresciuta al ritmo del 3,1% l’anno. Solo tre altre volte negli ultimi 40 anni – ricorda su Nature la stessa Figueres – le emissioni non erano cresciute prima d’ora: nei primi anni 80, nel 1992 e nel 2009. Ma in tutti questi casi la diminuzione delle emissioni si era verificata in occasione di una caduta dell’economia. È la prima volta che gli sversamenti in atmosfera di gas serra diminuiscono nonostante l’economia cresca. Buon segno, certo. Anche perché vengono proprio dai due colossi dell’inquinamento mondiale: Cina e Usa. Negli Stati Uniti lo scorso anno le emissioni sono diminuite del 3%, mentre il Pil è aumentato dell’1,6%. Anche in Cina le emissioni sono diminuite, di un buon 1%, nonostante l’economia sia cresciuta del 6,7% e la domanda di elettricità sia aumentata del 5,4%. La spiegazione è semplice: la nuova domanda di elettricità è stata soddisfatta per i due terzi da fonti rinnovabili e carbon free. L’Europa non è da meno: il 75% della nuova domanda di energia è stata soddisfatta da fonti pulite, mentre il carbone – la fonte che più di ogni altra produce biossido di carbonio – è diminuito di un secco 10%. Tutto questo dimostra che la green economy sta già funzionando. Produce ricchezza e genera posti di lavoro.
Anche le previsioni per il futuro sembrano rosee. Alla fine del 2015 le fonti rinnovabili e carbon free ci hanno dato il 23,7% dell’energia elettrica prodotta nel mondo. Secondo l’International energy agency (Iea) questa quota potrebbe salire anche al 27% entro il 2020. Secondo un recente rapporto della Carbon Tracker, le sole auto elettriche potrebbero farci risparmiare due milioni di barili di petrolio al giorno entro il 2025 e addirittura 25 milioni di barili entro il 2050. L’Iea calcola che gli sforzi per tentare di bloccare i cambiamenti climatici faranno crescere l’economia mondiale di 19.000 miliardi di dollari. E che anche solo applicando gli accordi di Parigi, il Pil mondiale aumenterà di 13.500 miliardi di dollari da qui al 2050….

L’articolo prosegue sul numero di Left in edicola


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