Ci sono stati venti sgomberi, ma la lotta del Baobab in difesa dei diritti di rifugiati e richiedenti asilo prosegue con coraggio. I volontari del Baobab Experience hanno lanciato una petizione online indirizzata all’amministratore delegato e al direttore generale delle Ferrovie dello Stato chiedendo di poter utilizzare per le proprie strutture il parcheggio abbandonato dietro la stazione Tiburtina di Roma, ribattezzato Piazzale Maslax, dove da mesi il Baobab ospita i migranti transitanti in strutture di fortuna. La petizione ha già raggiunto i 17.000 sostenitori, ma i volontari del centro Baobab vogliono raggiungere una cifra dal forte valore simbolico: 17.311 firme, quante sono le persone morte in mare dal 2015 a oggi. Un simbolo forte per portare avanti una proposta coraggiosa che potrebbe segnare una svolta nella realtà dell’accoglienza romana: un modo per accostare ognuna di quelle 17.311 persone morte in mare a un altro nome, un nome di qualcuno che crede si possa ancora fare qualcosa per accogliere dignitosamente quanti ce lo chiedono.

I volontari del Baobab sono pronti ad attrezzare un presidio umanitario in pochissime ore grazie all’enorme rete di associazioni mediche e legali, alle Ong internazionali e ai cittadini che sono solidali con il centro che è ormai diventato un punto di riferimento nel panorama romano e che da mesi accoglie i migranti con sistemazioni di fortuna in un parcheggio abbandonato. Questo spiazzo è stato ribattezzato dai volontari “Piazzale Maslax” in ricordo di Maslax Moxamed,un giovanissimo ospite del Baobab, che lo scorso marzo si è tolto la vita a 19 anni in un parco di Roma. Maslax era arrivato nella Capitale ad agosto dopo un lungo viaggio dalla Somalia per raggiungere la sorella in Belgio, ma una volta arrivato, a causa del regolamento di Dublino, è stato rispedito a Roma.

Nei campi del Baobab sono passate più di 70.000 persone che hanno avuto accesso a cure mediche, assistenza legale, cibo e riparo per la notte. Donne e uomini in transito verso altri paesi europei o che richiedono asilo in Italia e che, senza i volontari del Baobab, sarebbero abbandonati a loro stessi. Come Left aveva raccontato, alle 7.30 di mattina del 19 giugno il Baobab è stato di nuovo sgomberato, raggiungendo un triste record: si è trattato del ventesimo sgombero in due anni. Una persecuzione continua contro un centro che potrebbe rappresentare l’esempio di un nuovo modello di accoglienza di fronte ai fallimenti di un sistema politico che stenta a dare risposte concrete per affrontare quest’emergenza.

Baobab Experience nasce dall’ex centro Baobab di via Cupa, un centro d’accoglienza autogestito per migranti che tra il 2015 e il 2016 ha accolto più di 35.000 persone. Lo scorso 30 settembre il centro di via Cupa è stato però definitivamente sgomberato e dopo vari spostamenti e presidi di fortuna il Baobab si è “insediato” nel parcheggio di Piazzale Maslax, dove i volontari sono riusciti a garantire accoglienza fino allo scorso giugno, quando, per un rimpallo di responsabilità tra Ferrovie dello Stato e Questura, sono stati sgomberati di nuovo. Ora i volontari del Baobab chiedono aiuto alle Ferrovie della Stato, consci che anche dopo venti sgomberi, la situazione nella Capitale non è migliorata: la sicurezza non è aumentata, né i servizi che vengono offerti, mentre non sono certamente diminuiti gli arrivi, che anzi, continuano sempre più numerosi.

La petizione, che ha in breve raggiunto un numeroso gruppo di sostenitori, raccoglie anche le firme di personaggi noti, dall’ex sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, a Susanna Camusso, Valerio Mastrandea, Ilaria Cucchi, Sabina Guzzanti, Giuseppe Civati, Valeria Golino, Stefano Fassina. Si spera che, almeno questa volta, si decida di dare spazio a chi da anni, dà garanzie e sicurezze a chi arriva nel nostro paese.

 

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