«Tutti i grandi sono stati piccoli (ma pochi di loro se ne ricordano)», scriveva Antoine de Saint-Exupéry nel Piccolo principe, uscito in America nel 1943. L’infanzia, ci racconta lo scrittore e aviatore francese scomparso il 31 luglio del 1944, è la memoria che ci nutre, che ci caratterizza come esseri umani dotati, fin dalla nascita di capacità di immaginare.  E’ questo in fondo ciò che dice il piccolo principe di Saint-Exupéry attraverso la storia dell’amico Léon e che  lo rende ineguagliabile. A noi piace ricordarlo anche nella sua variante cinematografica di Mark Osborne con gli sceneggiatori Irena Brignull e Bob Persichetti ( The Little Prince , Francia, 2015): a dieci anni, per il piccolo protagonista è  già il momento d’assicurarsi un posto in pole position nella gara del successo. Così pensa la madre, e così deve pensare la figlia. Nella casa accanto, però, c’è un mondo opposto al loro. Tutto vi è felicemente precario, imprevedibile. In quella villa cadente e colorata abita un aviatore che dimostra tutti i suoi molti anni, ma che non rinuncia alla speranza di rimettere in volo l’aeroplano fermo in giardino. È lui che alla ragazzina in carriera racconterà del piccolo principe, e della loro avventura di tanto tempo prima, nel bel mezzo del Sahara… Come nel libro originale la parte più bella è quella dei disegni, lo schermo fa riscoprire la leggerezza del libro, le cui pagine sono percorse e messe in volo da colori e disegni. Grazie soprattutto agli originali di Saint-Exupéry. Guardando il film e ancor più rileggendo il libro si decide a non dimenticare d’appartenere alla propria infanzia. Buona lettura e buona visione!

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