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Una terra di permanenti addii. I miei bellissimi uccelli. Refugee, rifugiato. Questi sono solo alcuni dei titoli in arrivo oltreoceano per gli adulti del futuro, presentati recentemente dal New York Times. Mentre la politica fallisce, la letteratura avanza, e si impegna a raccontare a bambini e bambine il dramma della guerra. Nell’immaginario collettivo, il conflitto in Siria è la faccia del piccolo Alan riversa nella sabbia di una costa turca, il volto insanguinato di un bambino di Aleppo tra la polvere delle bombe in un’ambulanza.

Anche per questo motivo, la guerra che uccide minori in Medio oriente va spiegata ad altri minori, che abitano dove il conflitto non si vede, se non in tv e sui giornali. Un conflitto che gli adulti sanno spiegare sempre meno. «E’ importante che i bambini vedano il mondo per quel che è, un posto molto complicato» ha detto Salaam Reads, editor della casa editrice Simon e Schuster. Una sfida per gli autori di libri per bambini, che devono narrare la differenza tra sciiti e sunniti, la nascita dello Stato islamico, la fuga dall’orrore del conflitto che si è portato via casa, amici, famiglia e parenti di chi fugge. La follia delle bombe che distruggono case, ospedali, vite, destini.

«Quando ho cominciato a scrivere questo libro, non avevo idea di quando sarebbe stato pubblicato» ha spiegato Alan Gratz, che ora va in giro per scuole e librerie dell’America di Trump a spiegare che cosa voglia dire per un bambino la mortale parola “guerra”. Gratz, l’autore di Refugee, “il rifugiato”, voleva trasformare «statistiche e dati in nomi e facce a cui relazionarli». «Sicuramente alcune persone diranno che l’ho fatto per portare avanti un approccio politico». Gratz, sin nelle note di prefazione, esplicita il suo punto di vista, parlando direttamente del Trump’s travel ban e ribadendo che gli Stati uniti hanno accettato meno dell’1% dei cinque milioni di rifugiati siriani, mentre il Canada ne ha accolti ben 33mila nel 2016. Dopodiché, lascia il palcoscenico ai suoi personaggi. Mahmoud Bishara esiste solo nella penna di Gratz, ma la sua vita è quella di migliaia: è un bambino di Aleppo, scappato con la sua famiglia dalla sua città distrutta dagli ordigni, deve affidarsi ai trafficanti, alle milizie, per raggiungere la costa turca e attraversare il Mediterraneo verso l’Europa. Suo fratello Waleed – che assomiglia a Omran Daqneesh, il ragazzino di 5 anni il cui volto insanguinato ha fatto in poche ore il giro del mondo – non riesce nemmeno più a piangere.

Anche Nadia è una ragazza di Aleppo, e anche lei fugge con la famiglia verso la Turchia, dopo il fallimento delle primavere arabe e l’inizio della guerra. Il libro in cui si parla di lei si chiama proprio così, Fuga da Aleppo e l’autore è N.H. Senzai.

Di un altro bambino che arriva in Canada dalla Siria scrive Carrie Gelson in My Beautiful Birds, i miei bellissimi uccelli. Nour Alahmad Almahmoud, una bambina reale di 12 anni, siriana, ha davvero vissuto fino al 2015 in un campo rifugiati in Giordania: quando ha sentito la storia del bambino protagonista del libro, è scoppiata in lacrime. «Ho pianto perché questo libro mi fa ricordare tutto, ho sentito che la famiglia del libro era la mia famiglia».

A chiudere la piccola rassegna, Stepping stones, calpestando pietre, scritto sia in arabo che in inglese. Una storia di bambini per bambini, che parla di una famiglia araba, che scappa da un paese mai nominato, illustrata dai disegni dell’artista Nizar Ali Badr.

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