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Le biblioteche pubbliche sono tra le istituzioni culturali che affrontano maggiori difficoltà, stante una politica culturale – bipartisan – ispirata alla logica del profitto.
Occorre dunque interrogarsi su come sia possibile tutelare, per di più in una congiuntura economica critica, istituzioni non lucrative.
La debolezza politica delle biblioteche è peraltro da ascriversi anche una serie di ragioni che ne ha mutato in certo modo la destinazione d’uso e ha determinato una flessione dell’utenza: riforme universitarie che non incoraggiano la ricerca; la digitalizzazione; lo scadimento dei servizi  – dalla contrazione degli orari, all’irreperibilità sia di libri recenti che di volumi pubblicati all’estero -; gli ambienti inospitali (non di rado freddi d’inverno e torridi in estate). Sovente l’utenza che frequenta le biblioteche non si avvale dei servizi offerti, ma si limita a usarle come sale di lettura. A ciò si sommi la scarsa attenzione della società civile: l’associazionismo nel campo dei beni ambientali ha una certa consistenza sia a livello locale che nazionale (che non può essere semplicemente derubricata a sindrome “Nimby”) e ha avuto, in passato, espressione politica; purtroppo la stessa cosa non si verifica nell’ambito dei beni culturali. Poche sono le associazioni che presidiano il patrimonio culturale, e ancor meno quelle che si occupano delle biblioteche le quali, di conseguenza, restano regolarmente nel cono d’ombra e perciò vulnerabili.
Chi popola le biblioteche. Il personale assunto a tempo indeterminato coabita con contingenti di volontari e drappelli di precari ingaggiati tramite cooperative (attraverso le esternalizzazioni). Il personale stabilizzato -perlopiù prossimo alla pensione – è in genere piuttosto insoddisfatto e avvilito per le condizioni di lavoro e, purtroppo, spesso deluso dal sindacato. Senza contare che, a seguito di una serie di riforme, ai lavoratori è preclusa ogni dichiarazione pubblica relativa al posto di lavoro: di fatto i pubblici dipendenti sono imbavagliati…..

L’appello prosegue su Left in edicola con inchieste sul tema di Claudio Meloni, Manlio Lilli e altri


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