Ma Trivento, dov’è? E Pietracupa, davvero esiste un paese con un nome così strano? Dietro il nome di un paese si nasconde una storia che è il sedimentato di secoli, la sovrapposizione di popoli, le dispute e guerre lontane di epoche. A volte si parte proprio per il curioso desiderio di conoscere geografie italiane nascoste, appartate, di cui si scoprono improvvise bellezze o stati di brutale degrado. Incontrare paesi spopolati che vivono nel loro silenzioso abbandono, passeggiare su strade assolate, vicoli rabbuiati, strade di polvere che si perdono nelle campagne più selvagge, affacci da dove poter scorgere come nel Molise di mezzo un paesaggio arcaico che incanta, quello antico delle radici, lo spettacolo di colline ondulate e la profondità della terra. L’Italia originaria, quella contadina, si può vedere ancora qui nel suo paesaggio armonico e naturale, privo d’insediamenti industriali e sfregi architettonici, le grandi distese di terra gialla e le macchie verdissime di lecci e faggete, le vaste vallate dove può perdersi lo sguardo. Un patrimonio di alberi, animali, montagne, che l’uomo contemporaneo sembra non volere più, attratto invece dai luoghi metropolitani e frenetici del consumismo di massa dove i riti della Società dello Spettacolo imperversano in un infinito show, nella stagione estiva soprattutto sulla costa adriatica.
Invece, uscito dalle arterie autostradali di Vasto San Salvo, che quando si va a Sud, superata Pescara, sono sempre più vuote e ventose, meravigliosamente a misura d’uomo, sembra di varcare una frontiera invisibile, dalla Ss 650 lentamente si sale verso Trivento, nella provincia di Campobasso, sede di questo piccolo anti-festival paesologico, Rocciamorgia, una sorta di tentativo culturale di rianimazione, un pronto soccorso artistico che tenta di risvegliare un territorio il quale sembra addormentato in un sonno quieto che è quello dell’Italia interna, di cui ci si accorge che esiste solo quando arrivano a scuoterla i terremoti, i nubifragi, o qualche frana la minaccia nel profondo delle sue viscere fragili. Così, spostandomi in auto tra….

Il reportage di Angelo Ferracuti prosegue su Left in edicola


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