L’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr) in una nota ha espresso «profonda preoccupazione» per l’improvviso sgombero del 19 agosto scorso di 800 rifugiati dalla palazzina di via Indipendenza a Roma. Lo stabile, a pochi metri dalla stazione Termini, dell’ex sede dell’istituto superiore di protezione ambientale (Ispra) era occupato dal 2013 e dava accoglienza a circa 250 famiglie, per la maggior parte formate da rifugiati eritrei ed etiopi. Lo sgombero, cominciato alle prime luci dell’alba ha colto di sorpresa i rifugiati che sono scesi in strada per una breve protesta, sebbene l’operazione si sia svolta in modo pacifico.

Nella nota l’Unhcr sottolinea come quello di via Indipendenza non sia un caso isolato: a Roma sono migliaia i rifugiati costretti a dormire per strada in assenza di strutture di accoglienza adeguate. Come si legge nella nota: «La situazione di grave disagio e marginalità in cui vivono migliaia di rifugiati, incluse molte famiglie con bambini, in insediamenti informali ed occupazioni si protrae ormai da molti anni rendendo urgente la messa in atto di concrete strategie di intervento sociale per tali contesti». E nonostante lo sgombero del palazzo di via Indipendenza sia stata una delle più grandi operazioni avvenute nella Capitale negli ultimi anni, le istituzioni non hanno offerto soluzioni di accoglienza alternativa per i migranti sgomberati dalla palazzina. «Desta particolare preoccupazione – continua l’Unhcr – l’assenza di soluzioni alternative per la maggioranza delle persone sgomberate. Infatti nonostante ad alcune persone vulnerabili sia stato concesso di rimanere nel palazzo, circa 200 persone, tra cui circa 50 donne, sono state costrette a dormire per strada vicino a via Indipendenza». L’Unhcr conclude la nota richiedendo alle autorità locali e nazionali di trovare una soluzione immediata per gli 800 rifugiati ora costretti a dormire in strada, con l’auspicio che il problema dell’accoglienza nella Capitale possa essere risolto. 

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