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«I razzisti qui non entreranno», dice chiaramente Chamseddine Bourassine, presidente dell’associazione dei pescatori di Zarzis, città costiera del sud della Tunisia e vicina al confine libico. È appena tornato da cinque lunghi giorni di pesca, sotto un sole cocente di agosto che ha fatto alzare le temperature a ben oltre i 40 gradi. Stanchissimo e seduto al bar del porto, chiacchierando con colleghi e amici tra un caffè e una sigaretta, viene informato da altri pescatori dell’imminente arrivo della nave C-Star, noleggiata dal gruppo europeo di Generazione identitaria e partita con l’intento di sabotare le missioni di salvataggio delle Ong europee.
L’aria bonaria svanisce mentre inizia a girovagare in tutte le direzioni chiamando al telefono la capitaneria di porto, colleghi pescatori e amici. «Di qui non passano!» continua a ripetere in modo cupo.

In rete, il collettivo antirazzista del Nord Africa stava monitorando la C-Star, e si era mobilitato in tutte le città costiere tunisine, informando le capitanerie di porto e creando reti civili di appoggio per contrastare l’arrivo degli “identitari”. Ugtt, il potente sindacato tunisino, Ftdes, il Forum economico e sociale, la Lega dei diritti umani, tutti si sono uniti alla mobilitazione impedendo, di fatto, l’approdo di C-Star in suolo tunisino. Ma a rendere l’azione veramente significativa è stata la manifestazione spontanea dei pescatori di Zarzis.

Dal piccolo caffè del porto è partito un passaparola telefonico tempestivo. Salah Mcherek, capitano di una sardiniera, cammina avanti e indietro attaccato al telefono per allertare i colleghi ai porti di Gabes e di Sfax: «Si chiama C-Star, sono un gruppo di razzisti» agita la mano per spiegarsi. Con andatura fiera e sorridente porta due sacchi pieni di palloncini colorati per addobbare le tre piccole imbarcazioni che serviranno a fare il blocco del porto, mentre arrivano Andrea e Walid, coppia mista italo-tunisina. «Ho lavorato qui per anni prima di imbarcarmi nel 2011» sulle primissime imbarcazioni per l’Italia. «Quando Mohamed El Aoudi ci ha chiamati, siamo subito accorsi per dare il nostro sostegno alla protesta» continua Andrea…

Il reportage di Giulia Bertoluzzi prosegue su Left in edicola


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