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Mentre mandiamo in stampa questo numero di Left è ancora viva l’eco dal vertice di Parigi sui migranti e il diritto d’asilo. I giornali mainstream hanno parlato di “europeizzazione” dell’azione italiana. All’Eliseo, il padrone di casa, Macron, la cancelliera Merkel, il primo ministro spagnolo Rajoy, il premier Gentiloni e i tre leader africani di Ciad, Libia e Niger hanno parlato di «necessario contenimento dei flussi migratori». Di fatto, non è emersa alcuna azione concreta. Al di là delle promesse di questo e di altri vertici internazionali nulla è stato fatto finora per costruire corridoi umanitari legali e sicuri. Autorevoli commentatori come Paolo Mieli parlano di grande successo leggendo il calo degli sbarchi (nei primi 25 giorni di agosto: 3mila nel 2017, 21mila nel 2016) come diretta conseguenza dell’«aver dichiarato guerra alle organizzazioni delinquenziali». Una guerra agli scafisti e alle Ong “ree” di non aver firmato il codice Minniti che l’ex direttore del Corsera non esita a paragonare alla «nobile battaglia inglese» contro i trafficanti di uomini, che il 23 febbraio 1807 portò il Parlamento inglese ad approvare a larga maggioranza l’abolizione della tratta degli schiavi. Ora, tralasciando che gli anti schiavisti inglesi ingaggiarono quella importantissima lotta per vendere macchine non per fini umanitari, mi domando come si fa a non vedere la differenza abissale che c’è fra gli intenti degli operatori umanitari e quelli di sanguinari mercanti di uomini.

Continua così, anche attraverso l’uso strumentale della storia, l’inaccettabile criminalizzazione dell’azione delle Ong e prosegue l’ipocrita riproposizione dello slogan «aiutiamoli a casa loro». Quando è ben noto (basta leggere le numerose denunce di Amnesty) che fermare gli sbarchi dei migranti significa ricacciarli in Libia a marcire in centri di dentenzione dove non c’è alcun rispetto dei diritti umani, oppure vuol dire mandarli a morire nel deserto. Nel frattempo anche il Niger rischia di diventare un grande lager sul modello della Libia, come ha denunciato Marco Bertotto di Medici Senza Frontiere ai microfoni di Tutta la città ne parla su Radio3. L’ottica neocolonialista che si nasconde dietro lo slogan «aiutiamoli a casa loro» appare sempre più evidente, così come l’uso strumentale della questione migranti per fini elettorali. Il segretario del Pd, Matteo Renzi, pensa davvero di poter rincorrere le destre sul loro terreno, senza pagare il prezzo di aver drammaticamente abdicato ad ogni valore e ideale di sinistra? La stretta securitaria imposta dall’attuale esecutivo di centrosinistra guidato da Gentiloni (in linea con il precedente governo Renzi) non ha prodotto solo la guerra contro i migranti e contro le Ong. Il 19 agosto scorso si è tradotta nello sgombero del palazzo occupato di via Curtatone a Roma dove, dal 2013, vivevano circa 800 rifugiati; seguito dal violento sgombero di piazza Indipendenza dove si erano radunate le persone rimaste senza casa e costrette a dormire all’aperto. Le immagini che tutti abbiamo visto e che in questo numero di Left abbiamo deciso di riproporre, parlano da sole. Richiamano le drammatiche sequenze della macelleria compiuta alla Diaz dalle forze dell’ordine nel 2001.

Lorenzo Guadagnucci del comitato Verità e giustizia per Genova in queste pagine lancia una precisa denuncia. Il lessico usato dal prefetto di Roma che ha parlato di «semplice» operazione di «cleaning» fa venire i brividi. La copertina di Left parla chiaro: pulizia etnica. È questo lo spettro evocato dallo sgombero coatto della scorsa settimana a cui si aggiungono, purtroppo, molti altri esempi di ostracizzazione dei migranti in altre parti d’Italia. Durante l’importante e pacifica manifestazione del 26 agosto quei rifugiati scappati dal feroce regime del dittatore Isaias Afewerki e sgombrati con la forza hanno risposto al prefetto con parole ben diverse dalle sue. I loro cartelli e quelli di tanti altri manifestanti dicevano «Siamo migranti non criminali», «Protect people not borders», e il più eloquente di tutti: «Dalla mia Africa prendete tutto: petrolio, gas, oro, ferro, diamanti, banane… ma rifiutate gli esseri umani».

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola


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