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Chiudiamo gli occhi e, per un attimo, proviamo a ricordare la fisionomia dell’aula dove andavamo ogni giorno a scuola; elementari, medie o superiori, poco importa. È difficile che tra le varie immagini che riaffiorano alla mente non ci sia almeno una cartina, una grossa mappa appesa alla parete. Oggi, però, è lo studio della geografia che rischia di essere per tutti solo un lontano ricordo. Una disciplina strategica per comprendere la contemporaneità, ma disprezzata e svalutata da chi ha riformato il sistema educativo nostrano.

«A dare il colpo di grazia alla materia è stata la riforma Gelmini, che ha rivoluzionato i quadri orari delle scuole». A denunciarlo – senza mezzi termini – è Riccardo Canesi, docente dell’istituto tecnico Zaccagna di Carrara. Il suo curriculum è davvero ricco: portavoce del coordinamento Sos geografia (il nome è eloquente), candidato lo scorso anno all’Italian teacher prize (il riconoscimento del ministero dell’Istruzione per gli insegnanti italiani più meritevoli) ma anche un passato da deputato tra le file dei Verdi.

«All’istituto tecnico commerciale geografia era insegnata seriamente, ma la ministra Gelmini ha spostato la disciplina dal triennio al biennio, ridimensionando le ore – rammenta Canesi -, negli alberghieri poi si fa ormai un’ora sola, nel primo o secondo anno, così come nei tecnici industriali e negli istituti per geometri. Un’ora regalata dall’ex ministra Maria Chiara Carrozza, che la ripristinò, dando un piccolo segnale di interessamento alle istanze di noi geografi».

E nei licei? «È accorpata con le 3 ore settimanali dedicate a storia», spiega il professore. Ma non è finita qui. «La materia spesso non viene insegnata da geografi, bensì da biologi o da insegnanti di lettere…

L’articolo di Leonardo Filippi prosegue su Left in edicola


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