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Iligan, importante centro economico della provincia di Lanao del Norte nell’arcipelago di Mindanao, è una città spiccatamente cristiana, con una devozione particolare per l’arcangelo Michele. Da più di tre mesi, suo malgrado, è diventata il quartier generale di tutte le istituzioni – governative, non governative, caritatevoli, militari… – impegnate a vario titolo nella gestione di quella che qui chiamano la Marawi Crisis: la battaglia tra l’esercito filippino e un gruppo di terroristi islamici affiliati all’Isis che, lo scorso 23 maggio, a sorpresa è riuscito a prendere il controllo dell’intera città di Marawi, la città più musulmana di tutte le Filippine.

Il gruppo di miliziani che da più di tre mesi è assediato dalle forze speciali è formato dalla fusione di due cellule terroristiche, attive da anni nelle Filippine meridionali: Abu Sayyaf, guidata da Isnilon Hapilon, l’uomo nominato “Emiro del Sudest Asiatico” dai vertici dell’Isis nel 2016; e il cosiddetto Gruppo Maute, dal cognome dei due fratelli Omar e Abdullah Maute.

La campagna delle due provincie di Lanao – del Norte e del Sur – è ricca di palme da cocco, banani, campi di riso e corsi d’acqua dolce che fanno di queste terre un paradiso naturale votato alla produzione agricola nazionale. Ed è qui, nei 40 km che dividono Iligan e Marawi, che centinaia di migliaia di persone hanno cercato rifugio scappando dal conflitto di Marawi, abbandonando le proprie case in fretta e furia in una migrazione interna che nessuno si aspettava né così imponente, né così duratura.

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, comunicati dal Dipartimento per il Social Welfare e lo Sviluppo filippino (Dswd), gli sfollati di Marawi sarebbero almeno 360mila: una stima che già supera il numero di residenti della città, lasciando intendere che la crisi ha avuto ripercussioni in tutta la regione.

Con Remil della Ong internazionale Action Against Hunger, che fornisce latrine e kit igienici agli sfollati di una decina di centri tra Iligan e Lanao del Sur, abbiamo raggiunto un piccolo centro di evacuazione di Pantaria, a meno di tre chilometri da Marawi, ricavato dai locali di una scuola coranica (madrasa) a ridosso di una moschea. Sette famiglie allargate, cinquanta persone, si sono divise il pavimento delle classi ricavando dei cubicoli con dei teli di plastica tesi per tutta l’aula…

Il reportage di Matteo Miavaldi prosegue su Left in edicola


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