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È notizia di ieri che al largo delle coste occidentali della Libia – nonostante il calo di sbarchi in Italia delle ultime settimane – si è verificato un nuovo naufragio di migranti. Stando alla Marina libica, il barcone che li trasportava era salpato venerdi 15 da Sabrata, con circa 130 persone a bordo. Alcuni resti del natante sono stati rintracciati a circa 20km a ovest di Zuara, insieme a 4 cadaveri, fra cui i resti di due donne. Di sette naufraghi salvati, uno è morto successivamente in ospedale. L’ammiraglio Ayob Amr Ghasem – portavoce della Marina libica – ha dichiarato che «oltre cento migranti sono dati per dispersi». La Guardia costiera di Zuara aveva ricevuto una richiesta di soccorso da parte di un barcone in difficoltà.

Ieri sera, la portavoce in Sud Europa dell’agenzia Onu per i rifugiati Carlotta Sami ha retwittato la nota della sede libica dell’Unhcr che fornisce un’ulteriore conferma: l’imbarcazione sarebbe restata alla deriva per almeno una settimana, senza che nessuno sia intervenuto a soccorrerla. Un «orrore devastante», ha poi commentato.

Mattia Toaldo, analista dell’European Council on Foreign Relations (Ecfr) di Londra, ha dichiarato all’Ansa che: «i flussi sono calati perché alcuni grandi trafficanti, con i quali ci si può rapportare in quanto anche esponenti delle forze di sicurezza libiche, hanno deciso che avevano più da guadagnare nel bloccare i flussi che nel continuarli».

Il ministero dell’Interno segnala 3.970 sbarchi dall’inizio del mese, a fronte dei 16.975 arrivi di settembre 2016.

Ma, in questo momento, sembrerebbero riprese le partenze. Solo nella scorsa settimana circa 3000 migranti sarebbero stati intercettati dalla Guardia costiera libica, mentre 2000 sono stati soccorsi dall’Italia.

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