Se la destra vince è perché la sinistra non è credibile quando parla di eguaglianza e di giustizia nella libertà. Non solo perde il suo tradizionale elettorato ma è abbandonata dai suoi militanti. Una cosa in questi ultimi anni la sinistra ha dimostrato di saper fare bene: alimentare l’astensione elettorale. Difficile per i cittadini che hanno idee di sinistra riconoscersi nei candidati, nei progetti e nei discorsi rappresentati dal simbolo dei partiti di sinistra. Difficile comprendere la frammentazione, anche perché basata solo sul protagonismo dei leader (generalmente maschi). La sconfitta della Spd nelle recenti consultazioni politiche tedesche fa tremare i polsi, perché sconfitta dura a vantaggio della destra neo-nazista, xenofoba e antidemocratica. Convincere a votare a sinistra per paura che vinca la destra non è una strategia vincente, perché è la destra maestra nell’uso della paura, non la sinistra. La sinistra deve saper usare al meglio le idee per le quali è credibile.

Un’idea che la sinistra non sa più coniugare è l’eguaglianza. Tutte le nostre costituzioni democratiche la contemplano, eppure la sinistra, quando ha avuto l’opportunità di governare, ha adottato politiche e fatto leggi che violano l’eguaglianza: come nel caso del lavoro, del diritto effettivo alla salute, del diritto a una scuola pubblica (e gratuita negli anni dell’obbligo), del giusto trattamento pensionistico. E hanno violato l’eguaglianza quando hanno mostrato timidezza nel disegnare una legge sulle unioni civili, nell’approntare un iter ragionevolmente breve per la legalizzazione delle droghe leggere, nella regolamentazione della naturalizzazione di chi è nato/a in Italia e frequenta scuole italiane, essendo nato/a da genitori non italiani e che però vivono regolarmente nel nostro Paese da anni. Quest’ultima proposta si è arenata al Senato per la poca convinzione della coalizione di governo; e, anche, per la propaganda controproducente che il segretario del Pd le ha fatto da fuori del Parlamento con la massima «aiutiamoli a casa loro».

Mentre in Senato si discuteva quella legge moderata sull’integrazione di chi non era a tutti gli effetti più un migrante, il capo del partito di maggioranza faceva del suo meglio perché i cittadini identificassero il tema dell’integrazione con quello dell’immigrazione. Evidentemente la sinistra…

L’articolo di Nadia Urbinati prosegue su Left in edicola


SOMMARIO ACQUISTA

Commenti

commenti