Internazionalismo è una parola che è uscita da tempo dal vocabolario della sinistra. Oggi suona come un termine desueto, antico, buono soltanto per i manuali. Quale sia stato il suo significato e la sua importanza nella storia del socialismo lo abbiamo chiesto a uno studioso rigoroso e militante come Luciano Canfora, che aprendo la cover story invita a riflettere su quanto – purtroppo assai più della sinistra – il capitalismo abbia saputo sfruttare questo concetto a proprio vantaggio.

Di fronte ai risorgenti municipalismi, non solo di retrivo stampo leghista, ma anche di matrice indipendentista (come accade in Catalogna o in Scozia) a noi è parso che valesse la pena riprendere a interrogarsi su questo tema, guardando avanti a un’idea di «sinistra transnazionale» come la chiama Katja Kipping, leader di Die Linke. Nel drammatico quadro del crollo dell’Spd e dell’avanzata delle destre estreme e filo-naziste in Germania, l’unica nota positiva dell’ultima tornata elettorale è stato il risultato della sinistra che, a Berlino in particolare, ha raccolto consensi soprattutto fra i giovani e nelle fasce più istruite della popolazione. Un risultato interessante, lasciato quasi del tutto nell’ombra dai media italiani. E che in queste pagine, la collega e traduttrice Paola Giaculli, dalla capitale tedesca, documenta e analizza. Con il contributo del saggista Domenico Cerabona, invece, abbiamo cercato di approfondire il senso del Manifesto contro il neo liberismo lanciato da Jeremy Corbyn che è riuscito in un piccolo grande miracolo: spostare il Labour party a sinistra e fare breccia sull’elettorato giovane, facendo una campagna contro il debito universitario e avendo il coraggio di rilanciare ideali e valori di una sinistra antirazzista, che lotta per una società più equa, per il bene comune, per il diritto alla scuola e alla sanità pubblica, per i diritti civili e delle donne. Ce lo ha raccontato un appassionato Anthony Cartwright, scrittore impegnato nel Labour a livello locale, che con il suo ultimo romanzo, Iron Towns, narra la de-industrializzazione e la crisi dell’Inghilterra profonda, bacino del voto pro Brexit.

Lo scossone che il leader del partito laburista ha dato alla politica inglese ha “costretto” perfino il colosso Bbc a interrogarsi su una possibile fine del capitalismo, nota con soddisfazione lo scrittore Cartwright che rilancia il tema dell’unione a sinistra in Europa, contro i rigurgiti nazionalisti e il populismo dilagante. Di una possibile alleanza socialista nel Parlamento europeo con Syriza e con Podemos aveva parlato Jeremy Corbyn l’anno scorso prima del referendum inglese. Una alleanza internazionale a sinistra, anti austerità e anti liberista, è tanto più importante oggi per combattere gli effetti isolazionisti della Brexit. L’obiettivo, dice Corbyn, è provocare una «radicale riforma progressista». Mentre la sinistra italiana appare ancora divisa e in parte sedotta dall’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia (che dopo aver votato sì al referendum sulla riforma Renzi, tratta con il premier Gentiloni dichiarando apertamente di non voler guidare un partito di sinistra ma un ampio e moderato schieramento di centrosinistra), ci è sembrato interessante provare a uscire da un’ottica solo nazionale, andando a indagare ciò che di vivo e vitale si muove nella sinistra in Europa e non solo. Continueremo il nostro viaggio nelle prossime settimane, interrogando la sinistra francese di Mélenchon, tornando a indagare quel che accade in Grecia con Syriza (nato come federazione di sinistra), e altre realtà oggi in crescita. Perché come sottolinea il professor Canfora, se la sinistra fa davvero il proprio mestiere, vince. Se riesce a non perdersi in particolarismi e frammentazioni, aggiungiamo noi, se è in grado di fare proprio un pensiero nuovo basato sulla ricerca della verità della realtà umana, che non sta nella differenza del colore della pelle, ma nell’uguaglianza della nascita.

Così la parola “internazionalismo” potrebbe essere ricreata assumendo un significato nuovo e rivoluzionario.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola


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