«Il concetto di “internazionale” è molto bello e venusto, si potrebbe dire con un sussulto estetico. Ma è attuato solo dal grande capitale finanziario. L’unico internazionalismo possibile oggi è quello che un clic di computer rovina un Paese e ne innalza un altro, fa speculazioni in Borsa, lancia lo spread da Singapore a Toronto passando per Roma, Milano, Francoforte», dice il filologo e storico Luciano Canfora (che ha di recente ha pubblicato La schiavitù del capitale, Il Mulino). Il capitale è una bestia gigantesca diceva Marx, è «lo stregone». «Però si illudeva quando scriveva che suscita forze che non sa dominare. Ci riesce benissimo, mi pare. Ricorre alla forza militare per dominarle. E ha i governi ai propri piedi. Anche quando fanno retorica. Il governo italiano – continua Canfora – ne è un campione, ma vende le armi in tutto il mondo provocando guerre. Il che fa un tantino schifo. Però dirlo è faticoso e lo fanno in pochi».

Quando Marx lanciò il famoso “Proletari di tutto il mondo unitevi”, a quali Paesi pensava?

Si potrebbe immaginare, data la sua esperienza di vita, che pensasse alla Germania più progredita, alla Francia settentrionale, all’Inghilterra, forse a un pezzettino del nord Italia, al Belgio, insomma ai Paesi più industrializzati, alcuni perfino colonialisti, dove c’era una classe operaia piuttosto omogenea. Così un collegamento internazionale era pensabile. Ma le due volte in cui si tentò di avviarlo ci fu un fallimento. La prima Internazionale fondata da Marx si esaurì in pochi anni. La seconda fu un prodotto tardivo, sembrava più solido, ma bastò la guerra del 1914 per farla andare in pezzi. La terza, quella più aggressiva e militare, fu sciolta nel maggio del 1943 da Stalin: nella guerra mondiale era stato alleato di due Paesi capitalisti come gli Usa e l’Inghilterra, e avere al contempo una organizzazione internazionale volta a fare una rivoluzione comunista sia in Inghilterra che in Nord America era una contraddizione in termini. Ne prese atto e la sciolse. D’altra parte anche un grande pensatore di sinistra come Antonio Gramsci,…

L’intervista di Simona Maggiorelli a Luciano Canfora prosegue su Left in edicola


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