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Il voto tedesco del 24 settembre segna la fine della Bundesrepublik, la Repubbica federale tedesca così come la si è conosciuta nelle sue fasi storico-politiche dalla sua fondazione nel 1949 (Bonner Republik, con capitale Bonn) e nel dopo riunificazione-annessione della Germania Est in seguito alla dissoluzione della Ddr nel 1989-90 (Berliner Republik, con capitale Berlino). L’ingresso con il 12,6 per cento di un partito di destra razzista e nazionalista, Alternativa per la Germania (Afd) nel Bundestag, il Parlamento federale, per la prima volta dal 1945, rappresenta una cesura che scuote violentemente l’intero sistema politico tedesco e la sua celebrata stabilità. Un governo tra Cdu, Liberali e Verdi appare ancora lontano, c’è chi osa l’ipotesi di nuove elezioni. Si aspetta il 15 ottobre, quando la Bassa Sassonia, il Land di Volkswagen, vota il parlamento regionale. La cancelliera Merkel non vede «perché si debba cambiare qualcosa», dopo il crollo del suo partito – la Cdu – in totale estraniamento dalla realtà. Nel frattempo, una Spd al minimo storico (20,5 per cento) sembra per ora puntare su opposizione e cooperazione con la Linke, la sinistra.

In un quadro simile il risultato di quest’ultima è quindi motivo di soddisfazione. Non era per niente scontato aggiudicarsi il 9,2 per cento dei consensi (+ 0,6) e oltre mezzo milione di voti assoluti in più, in particolare quelli di persone giovani (11 per cento) e con elevato livello di istruzione (12 per cento). Votano a sinistra molti delusi della Spd alleata di Merkel, senza una politica autonoma, insieme a ex elettori Verdi, alla ricerca di un’alternativa sociale, per i diritti umani e accoglienza contro discriminazioni e razzismo. A Berlino, Die Linke (La Sinistra) raggiunge il 18,8 percento, unica forza politica al governo della città insieme a Verdi e Spd che aumenta i consensi (+ 0,3), diventando il secondo partito della capitale. La Linke si piazza prima in sei circoscrizioni su dodici e in centro compensa ampiamente le perdite della periferia, recuperando qui come altrove il “non voto”.

La Sinistra si afferma soprattutto nelle città, riesce addirittura a “sfondare” nell’ultraconservatrice Baviera (da 3,8 a 6,1 percento). Raccoglie così i frutti dell’intenso lavoro sul territorio contro il caro-affitti e la penuria di case popolari, con il volontariato solidale con i migranti, il precariato giovanile del mondo accademico e quello dei bassi salari nei servizi, in particolare nel settore sanitario contro i tagli al personale…

L’articolo di Paola Giaculli prosegue su Left in edicola


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