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La chiamavano la Vedova bianca. In una delle foto più famose che la ritrae, stringe una pistola col copricapo da suora e lo sguardo dritto. Era – e bisognerebbe dire ancora “è”, perché non tutte le fonti ufficiali confermano la sua morte – la donna terrorista più ricercata del mondo. Sally Jones, la rocker, la ragazza platinata del Kent, quella che chiamavano “la punk rock Jihadi”, è morta durante l’attacco di un drone americano in Siria. È stato rivelato dall’intelligence britannica due notti fa.

È stato un Predator dell’aviazione americana a Raqqa a sganciare bombe dall’alto, mentre Sally tentava di varcare il confine con l’Iraq, dopo una disperata e fallita fuga dalla Siria. È morta insieme a Jojo, suo figlio di dodici anni, che aveva trascinato con sé dal Regno Unito per unirsi al Califfato.

Lo stesso destino era toccato al marito di Sally, Junaid Hussain, che aveva solo 21 anni, ma era già un membro di rilievo nell’organizzazione jihadista. Prima di morire sotto fuoco di un drone, nella stessa Raqqa ad agosto 2015, nella sua vita precedente, Junaid era stato un hacker a Birmingham e aveva sposato la Jones, cinquant’anni, nel 2013, anno del suo arrivo in Siria e anno in cui l’M16 aveva cominciato a seguire la Punk Jihadi. Era finita così al top della lista degli hight value targets, bersagli ad alto valore della guerra al terrore.

I droni seguono i loro bersagli per settimane, cercando l’opportunità di colpirli senza uccidere civili nei dintorni. È sempre difficile verificare l’identità dei jihadisti eliminati durante gli attacchi aerei, confermare categoricamente è impossibile, senza prelevare un campione del DNA. Ma gli americani sono confident, sicuri: si tratta di lei. È morta. La notizia non era stata ancora resa nota perché non c’era intenzione di uccidere anche suo figlio Jojo, che Sally ha usato più volte come scudo umano da quando Hussain era stato ucciso. Il piccolo Jojo era anche finito in un video di propaganda di sua madre, dove gli veniva ordinato di sparare ad un ostaggio alla nuca.

La punk che suonava in una band inglese femminile era diventata una delle reclutatrici più autorevoli dello Stato Islamico, quella che ormai tutti conoscevano solo come la “Vedova Bianca”. Il suo nome musulmano, però, tra le strade del Califfato era Umm Hussain al Britani. Insieme al suo compagno, il mondo la riconosceva come parte della coppia di “Mr e Mrs Terror”, fondatori di un collettivo di hacker, il TeaMp0isoN, la squadra a capo di uno snodo chiave per far arrivare i foreign fighters al Califfato, poi responsabile di un attacco digitale che ha fatto finire online almeno tre liste di nomi del personale americano attivo sul territorio. Anche per questo era una priority da eliminare nella lista del Pentagono.

Qualche report senza prove, citato dal Times di Londra, dice che Sally avrebbe orchestrato un attacco alla Regina nel 2015. Sally si era rivolta direttamente all’allora premier David Cameron, quando lui annunciò sanzioni personali contro di lei, scrivendo su Twitter che avrebbe combattuto la sua patria “fino al suo ultimo respiro”. Non si sa con certezza quante ragazze abbia convinto ad unirsi all’ISIS come spose dei “leoni del Califfato” o quanto abbia usato i social media per attaccare la Gran Bretagna con le unità di hacker gestite da suo marito.

Il terrore è sempre uguale, ma trova sempre nuove forme per moltiplicarsi. Si dice che Sally fosse disperata e volesse lasciare la Siria nei suoi ultimi giorni di vita. Non lo sapremo mai. Ne forse sapremo mai perché un’ex punk, una rocker di una band tutta femminile, ha deciso un giorno di partire dal Kent per unirsi allo Stato Islamico. Nessuno sa davvero spiegarlo, nessuno saprà spiegarlo forse mai a Jonathan, 20 anni, l’altro figlio di Sally, quello che partendo verso il regno del terrore sunnita, si è lasciata indietro.

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