Il preseminario “San Pio X” si trova in Città del Vaticano e ha sede a palazzo San Carlo, divenuto noto in tempi recenti per “ospitare” all’ultimo piano l’attico in cui l’ex segretario di Stato cardinal Tarcisio Bertone ha deciso di trascorrere la sua pensione. Al San Pio X, le diocesi indirizzano i bambini della scuola media che manifestano una predisposizione per il sacerdozio. Chi viene accettato (mediamente una quindicina di studenti fino a pochi anni fa, mentre erano in nove nella prima metà del 2017) di fatto vive relegato nelle camerate del collegio. Salvo le ore dedicate allo studio nell’istituto privato parificato di sant’Apollinare nel centro di Roma, e la partecipazione come chierichetti alle funzioni religiose del papa nella basilica di San Pietro.

Un lato corto del preseminario affaccia sulla Residenza di Santa Marta, famosa per essere la dimora di papa Francesco, mentre uno dei due lati lunghi è perpendicolare al Tribunale di Stato di CdV. I tre edifici sono divisi da una stradina larga pochi metri e danno su piazza Santa Marta. Proprio di fronte, al di là della piccola piazza, si erge la basilica di S. Pietro. Siamo all’altezza della necropoli in cui si trova la tomba dell’apostolo che la Chiesa cattolica considera il primo papa della storia. In questo spicchio del minuscolo Stato incastonato nel cuore di Roma, uno dei luoghi più controllati al mondo, tra la fine del pontificato di Benedetto XVI e perlomeno nei primi 15 mesi di quello di Bergoglio, stando alle testimonianze raccolte da Gianluigi Nuzzi nel suo nuovo libro Peccato originale, si è consumata una vicenda di soprusi e violenze ai danni di alcuni studenti del preseminario. Tutti minorenni dai 13 anni in su. Questa inchiesta è uno dei punti di forza del volume appena uscito per Chiarelettere, che è diviso in tre parti.

Tre indagini, tutte inedite e basate su documenti originali, solo apparentemente scollegate tra loro ma che apprezzate nel loro complesso restituiscono un’immagine della Chiesa, e in particolare della Chiesa di Bergoglio, ancora profondamente lacerata dagli stessi scandali e giochi di potere all’interno della Curia che spinsero Ratzinger alle dimissioni nel 2013, e dunque lontana dalla cosiddetta “rivoluzione” del pontefice argentino che tanto viene celebrata dai media italiani. Nel primo…

L’articolo di Federico Tulli prosegue su Left in edicola


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