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Dopo anni di riforme che hanno definanziato l’università e ne hanno smantellato la funzione sociale, oggi ci ritroviamo a dover far fronte alla scarsità di risorse per garantire agli studenti e alle studentesse borse di studio, alloggi e mense e al personale docente e amministrativo la propria retribuzione. Inoltre assistiamo all’esclusione di 20mila ricercatori precari dalla stabilizzazione a tempo indeterminato, al calo delle immatricolazioni, al sottodimensionamento di docenti e personale, all’introduzione di sempre più numeri chiusi e alla cancellazione di corsi, secondo criteri arbitrari, legittimati dalla retorica meritocratica.

La necessità di adeguamento ai criteri valutativi imposti dall’alto e la compulsiva subordinazione alle logiche di un mercato strutturalmente in crisi, hanno prodotto un graduale svuotamento dei nostri corsi e uno svilimento della didattica, con l’utilizzo sempre più massiccio dei tirocini per addestrare al lavoro precario. Infatti oggi sulla retorica della formazione che deve coniugare al sapere il saper fare, si consumano veri e propri rapporti di sfruttamento a danni di studenti e studentesse attraverso l’uso distorsivo del tirocinio.

Ormai noi tirocinanti siamo tantissimi, un esercito di riserva utile al mercato del lavoro per sostituire lavoratori con manodopera fortemente subalterna e carente di tutele. Questo esito prevedibile, sta portando all’impoverimento costante dell’università, attraverso l’annullamento della produzione e della trasmissione di sapere critico. Stiamo così assistendo alla trasformazione dei nostri atenei verso un modello asfissiante ed escludente, fatto di rincorsa agli esami e alle pubblicazioni delle ricerche, di compilazione frenetica di questionari e di burocratizzazione di ogni attività. L’università che ci viene consegnata è il risultato di politiche precise, che oggi stiamo continuando a subire.

Qualche giorno fa è stato pubblicato il testo della Legge di stabilità che non risolve in modo sostanziale nessuno dei punti citati. La condizione drammatica del definanziamento strutturale unita alla ripartizione premiale dei fondi attraverso i dispositivi valutativi dell’Anvur, sta portando gravi conseguenze all’università pubblica e a tutte le componenti che ogni giorno la vivono. Per questo il 6 novembre presso il Politecnico di Torino si è tenuta l’Assemblea nazionale del movimento “Insieme per il riscatto dell’università pubblica”. All’assemblea si sono incontrati studenti e lavoratori di una ventina di atenei e circa 300 persone. Abbiamo confermato la voglia di mantenere viva l’attenzione nel dibattito pubblico sulla necessità di un rifinanziamento complessivo dell’università e una trasformazione radicale del sistema universitario e delle politiche attuate fino ad ora, e di portare avanti una mobilitazione nazionale trasversale alle componenti per il 24 novembre.

È tempo di riscattarci dalle politiche che in questi anni hanno ridotto risorse all’università pubblica, che hanno tagliato sul diritto allo studio, che hanno precarizzato la comunità accademica e negato il futuro ad un’intera generazione. Consapevoli di essere l’ultimo anello nella catena dello sfruttamento, in quella data ci mobiliteremo con la partecipazione di tutte le componenti dell’università con l’obiettivo di bloccare la didattica, gli organi di governo e tutte le attività degli atenei. È il nostro tempo. È tempo di bloccare l’università per far ripartire l’università! Riscatto, è ora!

Andrea Torti è membro dell’esecutivo nazionale di Link coordinamento universitario

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