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Open source e open data: “Che aria tira?” è il primo progetto in Italia di automonitoraggio della qualità dell’aria. Prende vita in Toscana da un’idea di Mamme NO inceneritore, movimento per la difesa e la tutela dell’ambiente che mette in discussione la scelta dell’incenerimento dei rifiuti per lo smaltimento. La mobilitazione contro la costruzione dell’inceneritore di Firenze ha acceso dei dubbi e delle curiosità nei comitati attivi nel territorio toscano: FabLab di Firenze, Ninux Firenze, Società per l’epidemiologia e la prevenzione Giulio A. Maccaro impresa sociale srl e PM2.5 Firenze. Da qui la nascita del progetto: il monitoraggio da parte di cittadini e associazioni, tramite la costruzione di proprie centraline, della qualità dell’aria. Queste, una volta montate con specifiche modalità, spediscono i dati ottenuti a una piattaforma informatica che provvede ad elaborare i dati e renderli pubblicamente fruibili.

Ne abbiamo parlato con Mamme NO inceneritore:

«Il progetto “Che Aria Tira?” – raccontano a Left – consiste nella realizzazione di una rete diffusa di centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria, dove per diffusa intendiamo l’attivazione di tante centraline in un vasto territorio che nel nostro caso spazia tra le città di Firenze, Prato e Pistoia. Fin dall’inizio l’obiettivo, per ora raggiunto, era quello di rendere le centraline low-cost e facilmente realizzabili per essere costruite da chiunque. Una volta costruite, le centraline possono essere posizionate nelle case delle persone rispettando il più possibile alcune linee guida che suggeriamo per avere una campagna di monitoraggio il più in linea possibile con le centraline installate dalle ARPA regionali. Una volta attivate, le centraline spediscono i dati a una piattaforma informatica, creata da noi, che si occupa di raccogliere ed elaborare i dati per presentare un’informazione leggibile a più livelli».

Come è nato il progetto?

Nella mobilitazione contro la costruzione dell’inceneritore di Firenze ci siamo rese conto dei gravi e comprovati rischi per la salute che l’inquinamento atmosferico comporta e siamo divenute pienamente consapevoli che viviamo in un area già fortemente inquinata. Abbiamo aperto un dialogo con l’ente di controllo, ARPAT, e le risposte che l’ente è stato in grado di fornire sulla situazione nella nostra area, hanno dei limiti intriseci, dovuti all’uso della modellistica teorica e all’assenza di centraline e di misure reali sul campo. Le poche centraline (quattro per la precisione) che erano attive nella piana fiorentina sono state infatti dismesse nel lontano 2010.

Nasce come iniziativa per la Toscana, ma sicuramente può espandersi. Il fatto di essere open source e open data ne può facilitare la crescita?

Sicuramente. Il progetto “Che Aria Tira?” nasce inizialmente per coprire un vuoto delle istituzioni locali, ma fin da subito ha deciso di sposare “l’anima open” della filosofia del Software Libero. Applicata al nostro progetto, per noi questo ha voluto dire rendere open source il codice sorgente di tutti i nostri software, ma anche rendere open la piattaforma stessa e le centraline. Tutto sarà pubblicato sul nostro sito, liberamente scaricabile e modificabile. La prima diretta conseguenza è che abbiamo già ricevuto molte richieste di persone o gruppi interessati da tutta Italia e a nostra volta stiamo ampliando la nostra rete di contatti, per far conoscere il nostro progetto, costruito proprio perché le persone possano appropriarsi delle tecniche e delle informazioni e riprodurlo a loro volta. Riteniamo sia fondamentale che ci sia una consapevolezza sempre maggiore del problema dell’inquinamento. E ovviamente il prodotto finale di tutto il lavoro, i dati, saranno accessibili in maniera completamente open-data e liberamente utilizzabili da tutti: cittadini, associazioni, aziende o istituzioni.

Dietro c’è sicuramente un team di esperti, oltre che di attivisti. Chi verifica l’attendibilità dei dati?

Tutti i nostri sensori vengono testati e calibrati con una centralina di riferimento dal nostro partner scientifico, la Società per l’epidemiologia e la prevenzione Giulio A. Maccacaro. Tra le nostre centraline di fondo ve ne sono sei i cui dati verranno inoltre costantemente validati, sempre dal nostro partner scientifico. Sono i nostri “golden sensors”, posizionati in siti di particolare rilevanza per una stima dell’esposizione all’inquinamento atmosferico della popolazione di Firenze nord e dei comuni limitrofi, stima basata appunto su misure sul campo. L’operazione di validazione consiste nell’esame dei dati da parte di un tecnico esperto, in grado di riconoscere eventuali anomalie tra cui anche quelle dovute da malfunzionamenti degli strumenti. In tal caso, i dati ritenuti errati vengono ulteriormente analizzati e nel caso eliminati.

Quali sono i vostri obiettivi?

All’inizio siamo partiti dalla nostra prima necessità: rendere pienamente consapevoli gli abitanti dell’area metropolitana fiorentina e le istituzioni del fatto che la nostra zona è gravemente inquinata e che l’inquinamento ha gravi conseguenze sulla salute della popolazione. Su questo ormai le evidenze scientifiche sono incontrovertibili, ampiamente riconosciute dall’Organizzazione mondiale della sanità. Dobbiamo quindi fare il possibile, in tutte le scelte che riguardano il territorio, in tutta la progettazione del territorio, della vita nel territorio, della mobilità, per diminuire drasticamente le fonti di inquinamento. Appena partite con il progetto però ci siamo accorti e abbiamo lavorato per espandere i nostri obiettivi, che oggi sono i seguenti: porre il problema dell’inquinamento e aiutare a comprendere quanto è inquinata l’aria che respiriamo; coinvolgere le persone e produrre un aumento della consapevolezza; condividere e sostenere l’accessibilità dei dati sull’inquinamento e dell’informazione su questi dati; arrivare a proporre un’informazione scientifica accessibile; creare un’esperienza facilmente replicabile di cittadinanza attiva e citizen science.

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