Condividi

È in discussione alla Camera la legge di bilancio 2018: per quanto riguarda la sanità vengono ribaditi i tagli fatti nel 2017. Si apre alla revisione del superticket, i dieci euro di spesa su ogni ricetta per le prestazioni di diagnostica e specialistica. Non all’abolizione, però: ogni Regione potrà decidere come applicarlo. Non un euro in più, quindi, verrà investito dallo Stato sulla sanità. E poco importa se negli ultimi dieci anni sono stati persi 65mila posti letto, mancano all’appello 15mila medici e 35mila lavoratori precari sono stati “espulsi” dal sistema sanitario al termine del contratto.

Per fare il punto, abbiamo rivolto alcune domande e chiesto un commento ad Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil medici e dirigenti Ssn.

«Nelle legge – dice Filippi – si interviene solo su alcuni settori dando un sostegno finanziario diretto alle famiglie, ma trascurando i servizi. La politica dei bonus contenuta in questa legge, origina da uno spirito propagandistico in clima pre-elettorale, per conquistare il consenso dei cittadini, ma i servizi – ed in particolare quelli pubblici – subiscono l’ennesimo taglio finanziario. Per la sanità in particolare non vengono previsti finanziamenti aggiuntivi. Il fondo sanitario nazionale rimane fermo a quanto determinato negli scorsi anni, circa 113 miliardi, a fronte di una economia che mostra segni di ripresa. Questo determina una pericolosa diminuzione della spesa sanitaria in rapporto al prodotto interno lordo, rapporto che nei prossimi anni scenderà al di sotto del limite di 6,5 punti percentuali, indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità, come valore al di sotto del quale il Servizio Sanitario non può essere più in grado di sostenere i livelli essenziali di assistenza».

In sostanza, con la ripresa economica, la legge di bilancio è piena di mance elettorali, ma mortifica i servizi pubblici.

Già. Mentre sarebbe necessaria – prosegue – una rivoluzione culturale per far comprendere alla cittadinanza che le mance non ristorano la loro economia se poi devono pagarsi le prestazioni. Nella legge non rintracciamo nessun serio intervento di ristrutturazione, riorganizzazione o efficientamento dei servizi pubblici. C’è poi il grande tema del rinnovo dei contratti del pubblico impiego fermo da 8 anni, e sul quale si è consumata una campagna denigratoria e mistificatoria nei confronti dei lavoratori e che in sanità si trasforma in una indecente contrapposizione tra finanziamento dei servizi da una parte e dei contratti dall’altra. Il cuore, la mente ed il braccio dei servizi sanitari sono i lavoratori e senza una riqualificazione economica e professionale degli operatori non possiamo immaginare un rilancio del nostro Ssn, che comunque ad oggi rimane ancora uno dei migliori al mondo solo grazie alle altissime professionalità del comparto e della dirigenza, nonostante i continui tagli finanziari e strutturali che anche questa legge di bilancio impone.

Si apre però, almeno in alcune regioni, alla revisione del superticket…

Ecco il punto, si fanno i bonus e poi si fa pagare il superticket. Non era meglio investire per eliminarli? Non avrebbe prodotto maggiori risparmi nell’economia familiare? Anche a beneficio di un sistema più equo? Il primo passo della legge di bilancio doveva essere finanziare le regioni per eliminarlo del tutto, al contrario anche un intervento mirato a ridurre il superticket secondo prestazione o secondo fasce di reddito non risolve il problema dell’accesso alle cure, delle disuguaglianze sul territorio nazionale, né quello della concorrenza con il privato.
I superticket sono una supertassa ingiusta ed iniqua, perché crea disuguaglianze tra le diverse regioni che senza un intervento del governo non possono ormai metterci mano. Anzi, devo riconoscere che tra queste alcune hanno correttamente applicato il superticket secondo principi di redistribuzione del reddito, Veneto, Emilia Romagna, Umbria e Toscana. Bisognerebbe intervenire in quelle situazioni in cui al contrario viene applicato come balzello su tutta la popolazione. Si consideri che ormai sono 11 milioni i cittadini che non si curano a causa del superticket, con riflessi disastrosi in termini di prevenzione e di salute pubblica, determinando inevitabilmente un aumento della spesa sanitaria. Rimane comunque il problema della concorrenza con il privato convenzionato e non, per cui questo balzello in realtà favorisce inevitabilmente la sanità privata a scapito di quella pubblica.

In quale settore della sanità sono necessari finanziamenti?

Sulla promozione della salute e sulla prevenzione. É necessario ripartire dal finanziamento dei servizi territoriali, è indispensabile recuperare la centralità dei comuni e dei distretti per la programmazione di una politica sanitaria mirata alla cittadinanza per la promozione della salute, solo un investimento di questo tipo oggi potrebbe, nella programmazione, favorire la riduzione della spesa sanitaria. Al contrario, i continui tagli al fondo sanitario nazionale, creano quel circolo vizioso per cui la mancanza di politiche sanitarie fa ammalare le persone con conseguente aumento della spesa Ospedaliera, farmacologica e riabilitativa. Vere cause dell’insostenibilità del servizio sanitario.

Commenti

commenti

Condividi