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Fire and Fury. Le parole con cui minacciò Kim Jong-un in Nord Corea dopo un test missilistico. Fuoco e Furia: adesso non più fuori, ma dentro la Casa Bianca, per il libro che è uscito in anticipo e sta sconvolgendo la presidenza americana. Mentre l’ex stratega della casa Bianca Steve Bannon fa marcia indietro a proposito delle sue dichiarazioni apparse nel libro in questione, il polverone sollevato sul presidente Trump non cessa. Per avere una copia dell’ultima opera di Michael Wolff la gente fa la fila davanti ai negozi in America anche fino a notte fonda. Gli avvocati del presidente hanno tentato di bloccare la pubblicazione, ma non ci sono riusciti. Dunque Trump è intervenuto pubblicamente dicendo di non aver mai parlato con il giornalista e che il libro è full of lies, pieno di bugie.

Un uomo che insulta tutti, che è capace di tutto e non ascolta nessuno: “un fottuto idiota”, come lo ha definito Rupert Murdoch e come riporta Wolff. Trump è come «un bambino, che ha bisogno di gratificazione immediata, deve essere satisfied in the moment, soddisfatto al momento, ha bisogno di attenzione costante». Trump era sconvolto, – quanto il resto del mondo, ma soprattutto come sua moglie in lacrime e non di gioia -, quando si è accorto di aver veramente vinto le elezioni americane nel 2016. E sì, continua ancora Wolff: l’incontro tra il figlio di Trump, Donald Junior, con un gruppo di russi durante la campagna elettorale, è davvero avvenuto nella Trump Tower.

Media corrotti, bottoni rossi, cospirazioni e minacce nucleari: dall’Iran alla Corea del Nord. Nessun presidente americano che lo ha preceduto gli assomiglia. E questi sono solo i primi giorni del Potus – President of The United States – nel 2018. «Il nuovo anno è cominciato con una dozzina di tweet contro i suoi nemici e complimenti per se stesso e i suoi amici» scrive il New York Times, che ha calcolato che nel suo primo giorno di lavoro a Washington il presidente ha spedito 17 tweet, parlando di Kim Jong e dei media più corrotti e disonesti di sempre.

Nel 2017 il presidente ha promosso messaggi di neonazisti e neofascisti britannici dal suo account, ha minacciato il mondo con la catastrofe nucleare solo con il suo pollice sul telefono. Cosa farà quest’anno? «Delegittima ogni forma e fonte di informazione che lo critica, è immunizzato da ogni storia che lo riguarda», dice un esperto che gli dedica la maggior parte del suo tempo. Ma soprattutto il presidente è questo: «una sfida al giornalismo americano, che non sono sicuro che abbia capito come gestirlo» continua Charles Sykes, autore del libro How the right lost his mind, come la destra ha perso la testa.

Trump è un fabbricatore seriale di slogan populisti. L’Iran. La disonesta Hillary. Il muro, i migranti, il Messico. Gerusalemme. Il suo messaggio principale è: tutti mentono, tranne me. È un manipolatore e un fabbricatore seriale di slogan. I giornalisti americani non riescono più a seguirlo: «mente così spesso, che non riusciamo a stargli dietro. Ma la notizia è questa: cosa sta facendo agli americani? Non solo mente, ma è sconnesso dalla realtà. Passa la maggior parte del suo tempo a pensare a teorie cospirazioniste, quello che sconvolge è che i repubblicani non ci fanno caso».

Tre bugie al giorno è la cifra calcolata dai think thank che hanno analizzato le dichiarazioni e le conferenze stampa di Trump. Il presidente ha creato una struttura parallela di notizie, di cui lui è la fonte assoluta. «Alcuni presidenti sono stati disonesti su alcune cose, come Bill Clinton per esempio. Ma un presidente come lui, che mente su tutto, che ti tiene costantemente distratto, non è mai esistito». Gwenda Blair, autrice di Donald Trump, il candidato, dice che la sua è «performance, non politica. Si vende da quando la sua carriera è cominciata. Sa compiere l’inaspettato, per distrarre costantemente, per avere sempre sugli occhi su di sé, è questo il suo potere».

 

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