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L’unica cosa in cui sperava il governo rumeno era la pioggia. La neve. Il vento. I gradi sotto lo zero. Che il freddo fermasse le persone, le facesse desistere dall’uscire per strada per manifestare di nuovo contro la corruzione. Invece è tornata la “primavera rumena” d’inverno, con la più grande manifestazione dall’inizio dell’anno, a cui hanno partecipato decine di migliaia di persone.

Circa in cinquantamila dalla piazza dell’università della Capitale sono arrivati ad ombrelli spiegati e bandiere al vento fino al Parlamento. Nell’inverno del 2017 si sono verificate le più grandi manifestazioni di piazza dalla caduta del regime comunista, l’inverno del 2018 vuole essere gemello al precedente, ma vuole anche che stavolta le cose cambino davvero. Perché in un anno è cambiato poco, e solo in peggio.

Con la scritta #Resist, si torna a protestare a Bucarest. Proprio come un anno fa, si torna alle piazze piene, tricolori al vento e giustizia richiesta da migliaia a gran voce, in uno dei Paesi più corrotti d’Europa. La Romania ha perso il secondo premier in sette mesi proprio la settimana scorsa, quando Mihai Tudose ha abbandonato la leadership del partito sociale democratico, il Psd, proprio mentre il premier giapponese Shinzo Abe era in visita nel Paese. In migliaia hanno scritto sulla pagina dell’ambasciata giapponese in Romania: «Il popolo rumeno si scusa, sfortunatamente il nostro governo non rappresenta il popolo, ma solo se stesso e nella maniera più triste».

L’eco delle manifestazioni del 1989 che portarono alla caduta del dittatore Nicolae Caeusescu è sempre vivo. Uno degli slogan della piazza infatti è «no comunisti, no criminali, no corrotti» ed è scritto sia in rumeno che in inglese, perché è all’ala europea che la folla si appella. Le proteste dei cittadini si sono riaccese sabato, dopo che il Psd ha tentato di far approvare una nuova legge sulla corruzione che rende più difficile punire i crimini, nonostante le pressioni dell’Unione Europea. Più di 90 ministri, deputati e senatori rumeni sono stati incriminati dall’unità anticorruzione del Consiglio d’Europa dal 2006. La Greco, agenzia anticorruzione europea, ha recentemente concluso che la Romania ha attuato solo due delle 13 riforme richieste e che la nuova legge metterebbe a rischio i pochi progressi compiuti. Ministro della giustizia dal 2004 al 2007, Monica Macovei ha detto che i cambiamenti per migliorare il sistema sociale ed economico rumeno per frenare la corruzione dilagante, sono andati distrutti. Sono stati smantellati. È in corso un assalto alla legge che punisce questi crimini, varata dopo che la Romania è entrata nell’Unione europea nel 2007: nel tempo «ci sono stati passi in avanti e poi all’indietro, ma questo è peggio», ha detto la Macovei.

Il nuovo primo ministro della Romania ora è Victoria Dancila, prima donna del Paese a ricoprire la carica, membro del Parlamento europeo, terza premier rumena in undici mesi, ma è vicina, troppo vicina al leader del Psd Liviu Dragnea, anche lui sotto inchiesta per abuso di ufficio e falsificazione del voto. Ha già sulle spalle una sentenza di due anni di prigione sospesa. Se la nuova legge dovesse entrare in vigore, tutte le accuse cadrebbero. Le sue e quelle di tutti gli altri. Il due febbraio sarà il giorno del giuramento della nuova premier, e tutta Bucarest ha promesso di tornare a marciare di nuovo.

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