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La campagna elettorale è iniziata da qualche settimana ma le argomentazioni della politica per cercare consenso sono già oltre ogni limite di credibilità. Sono state fatte promesse mirabolanti che per lo più saranno parole che rimarranno lettera morta perché per la gran parte irrealizzabili. Io credo però che la cosa più drammatica sia che non esiste più una formazione politica che proponga un programma che si basa su principi, su idee sulla base delle quali basare una attività politica. O se i principi esistono sono molto generici e molto, troppo, sullo sfondo dei programmi. Sono parole che sono sulla carta ma mai proclamate come fondamento dell’attività politica. Tutti i partiti parlano di soldi e di niente altro. Senz’altro il tema della redistribuzione delle risorse è importante. Ma può una proposta politica esaurirsi in questo? In tutto ciò si sta consumando la catastrofe del Pd. Quello che 5 anni fa alcuni sostenevano, tra cui il sottoscritto, si sta realizzando: Renzi è riuscito nell’impresa di distruggere il partito e con questo di rendere la sinistra sicuramente minoritaria in Parlamento. Mi è capitato di vedere Enrico Lucci che esortava Bersani ad allearsi con Renzi per ottenere un risultato concreto e forte alle elezioni. Un suggerimento che può apparire giusto, se non fosse che Renzi ha fatto del tutto per fare in modo che Bersani & co. uscissero dal Pd, pensando di mantenere i voti tutti nel suo partito. Ora ci si rende conto che non sarà così. E quindi si accusa la sinistra-sinistra di essere distruttiva. Quando è evidente a chiunque che il primo ad essere distruttivo nel suo modo di fare politica è sempre stato Renzi.

Dire cose senza mantenere mai la promessa, insultare sistematicamente l’avversario, affermare di essere l’unica possibilità per il Pd di esistere quando in verità Renzi, al di là delle elezioni europee del 2014, ha sempre perso le elezioni a cui ha partecipato. La sinistra-sinistra non dovrebbe preoccuparsi delle alleanze post-voto. Dovrebbe invece pensare ad una prospettiva di più lungo periodo. Non stare a ragionare sul governo del presidente o quant’altro. Ma pensare invece a come ritornare ad avere relazioni con il territorio, a comprendere quelle che sono i bisogni e soprattutto le esigenze degli elettori e dei non elettori. Dovrebbe avere un programma di ascolto e tramite l’ascolto di ricostruzione di una politica realmente di sinistra. Non si tratta di fare quello che chiede la gente. Le persone non necessariamente sanno risolvere i problemi che hanno. Sta alla politica trovare soluzioni. Ma bisogna capire veramente quali sono i problemi. È un problema l’immigrazione per la sicurezza? O è una percezione errata? E se è così a cosa è dovuta questa falsa percezione e come modificarla per riportarla alla realtà?

Va immaginata una strategia di reale sviluppo di questo Paese. Sviluppo economico che per essere solido ha necessariamente bisogno di competenze e di stabilità sociale. Gli investimenti, le promesse elettorali, andrebbero pensate in un’ottica perlomeno decennale. È strategico avere una visione chiara di cosa si vuole fare per la scuola e l’università. È strategico avere una chiarezza di idee sul sistema sanitario nazionale e sul fatto che il personale impiegato non è sufficiente. È strategico avere idee su quali siano le prospettive da dare a chi ha meno di 30 anni e vive in Italia se non se n’è ancora andato all’estero a lavorare. È strategico comprendere quale sia la migliore politica per l’immigrazione. Gli immigrati sono una ricchezza se messi in condizione di esserlo. Altrimenti vengono usati come leva di consenso elettorale agitando paure di cose che non esistono. Lo sforamento delle regole di bilancio europee andrebbe fatto per questo tipo di investimenti, non per pagare l’obolo all’elettore, l’elemosina elettorale, i famigerati e completamente inutili 80 euro di Renzi. È strategico avere idee chiare su cosa sta accadendo nel mondo. In Italia siamo ancora fermi ad un’idea di mondo che non esiste più da perlomeno dieci anni. Tim Cook ha avuto modo di dire recentemente che le aziende americane delocalizzano in Cina non perché ci sia un costo di manodopera più basso ma perché la manodopera cinese (e non solo la manodopera) è altamente specializzata. Qual è l’idea di cosa dovrà essere l’Italia tra dieci anni che hanno le formazioni politiche di sinistra che si presentano alle elezioni? Quali sono le prospettive per chi vive in questo Paese o per chi decidesse di venirci a vivere? C’è qualcuno che si fa domande del genere oppure il problema è solo capire come piazzare i candidati nei collegi e cercare quale promessa elettorale porta più voti?

L’editoriale di Matteo Fago è tratto da Left in edicola


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