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Poi ci si lamenta che il fascismo e il razzismo sono fenomeni striscianti e in qualche modo permeano la società italiana. Ma se una scuola prestigiosa, il più antico liceo classico della Capitale, ammette, nero su bianco, la diseguaglianza tra ricchi e poveri, allora di che cosa ci lamentiamo? Se la scuola, che dovrebbe essere il primo baluardo contro i pregiudizi, contro le diseguaglianze, contro la sopraffazione perché dovrebbe garantire il diritto al sapere, di conoscenza e quindi di possibilità di cambiamento per tutti, senza distinzione tra poveri e ricchi, invece si culla nel prestigio di censo delle famiglie dei suoi studenti e ne fa il suo fiore all’occhiello, che cosa dobbiamo dire? Che siamo al fallimento culturale e civile? Speriamo di no, ma l’allarme deve essere fortissimo, anche perché la scuola è davvero l’antidoto per garantire la vita democratica di un Paese.

«I veri mostri ce l’abbiamo dentro casa e mi riferisco a un sistema ideologico che ormai non solo ha fortemente intriso le nostre vite quotidiane ma evidentemente ha talmente tanto scalfito antropologicamente le persone che anche un’istituzione scolastica che dovrebbe garantire – come fatto valoriale di principio, ma anche di specificità identitaria – che la scuola sia aperta a tutti, non faccia dell’articolo 34 primo comma, un elemento significativo», dice a Left Marina Boscaino, portavoce nazionale dei comitati Lip che sta presentando in giro per l’Italia, come portavoce di Potere al popolo per la scuola, il testo di legge di iniziativa popolare per la scuola pubblica.

Ha sollevato molte polemiche il rapporto di autovalutazione del liceo Ennio Quirino Visconti di Roma. Come citato da Repubblica, nel “curriculum” della scuola si legge, a proposito degli studenti: «Tutti, tranne un paio, gli studenti sono di nazionalità italiana e nessuno è diversamente abile». Il rapporto di autovalutazione è la carta di presentazione della scuola che ognuno può trovare, per tutti gli istituti italiani, nel sito del Miur “La scuola in chiaro”. Nell’ottica ormai imperante della concorrenza tra scuole per ottenere più iscrizioni possibili – perché i contributi privati ormai sono fondamentali  – ecco che quell’accenno alla nazionalità degli studenti forse avrebbe dovuto attirare ancora di più rampolli di famiglie altolocate e del centro storico. Se nelle periferie ci sono studenti di origine straniera, con disabilità oppure anche Dsa o Bes, che importa?

Nel centro storico della Capitale si respira un’aria diversa. Ecco cosa si legge, nel rapporto, oltre all’indicazione dell’assenza di stranieri e disabili: «La percentuale di alunni svantaggiati per condizione familiare è pressoché inesistente, mentre si riscontra un leggero incremento dei casi di Dsa. Tutto ciò favorisce il processo di apprendimento, limitando gli interventi di inclusione a casi di Dsa, trasferimento in entrata o all’insorgere di Bes». Il rapporto di autovalutazione che dovrebbe essere uno strumento per far crescere la scuola al suo interno, per sviluppare reazioni a criticità, che dovrebbe innescare una ricerca educativa più forte, diventa, almeno in questo caso, una piatta sequela di cifre e classificazioni che sembrano più adatte a una fabbrica di auto che al luogo di formazione di esseri umani.

Per esempio la prima casella riguarda lo “Status socio economico e culturale delle famiglie degli studenti” . Ebbene, il livello mediano dell’indice Escs (parole testuali) e il background familiare mediano è “Alto”. Poi c’è un’altra casella: “Quota di studenti con famiglie svantaggiate”, che però stranamente presenta una cifra maggiore di studenti stranieri rispetto a quanto dichiarato nella breve nota. Le schede di valutazione riguardano poi l’età degli insegnanti, i risultati delle prove Invalsi, e naturalmente la percentuale degli studenti che si sono immatricolati (anno scolastico 2014-2015) che è, ovviamente alta: il 91% rispetto al 39,1% dell’Italia.

Nessuna intenzione di “criminalizzare” il liceo Visconti di Roma. Probabilmente vi saranno altri istituti che seguiranno questo stesso modus operandi, la costruzione cioè  di una vetrina per attirare nuovi iscritti. Ma utilizzare l’assenza di “studenti stranieri”e “studenti con disabilità” come elemento “attraente” della scuola non promette nulla di buono per l’istruzione pubblica e il rispetto dei principi costituzionali sanciti nell’articolo 3 e nell’articolo 34 sul diritto al sapere per tutti.

Anche questi principi servono per costruire gli anticorpi contro i fascismi di tutti i tipi. È la scuola pubblica e laica che tutela contro questa deriva antropologica. «Tutti, dalle voci della stampa ai partiti, dovrebbero contrapporsi a questa deriva. Invece mi sembra che l’assecondano. Questo significa che il danno è fatto ed è più grave di quanto ci possiamo immaginare», conclude Marina Boscaino.

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