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I fatti di Macerata hanno messo in evidenza quanto ambigua sia l’opinione di molti italiani sul significato del fascismo. Diversi storici e opinionisti sostengono che il fascismo sia identificabile solo con il regime di Benito Mussolini e che sia caduto insieme al regime. Casi di squadrismo fascista si sono succeduti senza interruzione dal 1945, per intensificarsi in anni più recenti insieme al declino di legittimità della democrazia dei partiti.

Un piccolo e incompleto riassunto: le immagini di Anna Frank usate dai tifosi laziali; il calciatore che a Marzabotto saluta fascisticamente il pubblico indossando una maglia nera con l’emblema della Repubblica di Salò; l’irruzione a Como di un gruppo di militanti neofascisti nella sede di un’associazione che si occupa di assistenza agli immigrati; le dichiarazioni del presidente Pd del quartiere Centro di Firenze secondo cui Mussolini avrebbe fatto tante cose buone, molto più di altri in età democratica; l’affissione a Rimini di centinaia di manifesti con il faccione del Duce. E da ultimo, il fascista e leghista che a Macerata ha sparato ai passanti per uccidere persone di colore (ferendone alcune) e le dichiarazioni di commento del segretario del Pd e del ministro Minniti sulla natura di quel gesto, rubricata come un caso isolato di un folle che ha cercato di fare giustizia dell’uccisione di una ragazza, Pamela, che vede imputati alcuni nigeriani. Rambo, giustizia da pistolero: una depoliticizzazione dell’attentato alla vita civile e alle persone di Macerata.

Questa reazione del partito di centro-sinistra parla da sé sull’ideologia della estrema storicizzazione, che è a suo modo una forma di revisione del modo con cui per decenni la cultura democratica ha inteso il fascismo – un rischio mai completamente scongiurato. I fatti (ricorrenti) parlano di fascismo che ritorna, in molti casi mai scomparso e tenuto in vita da associazioni e una pubblicistica molto intensa: e che viene quasi negato, certamente minimizzato, anche da coloro che dovrebbero essere naturalmente i suoi oppositori. Reinterpretare, minimizzare. E intanto le cose vanno avanti.

Pochi anni fa…

L’articolo di Nadia Urbinati prosegue su Left in edicola


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