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Che esista un problema di scarsa separazione tra potere temporale e potere politico in Italia è assodato (come dimostrato nelle pagine che precedono questo articolo). Meno risaputo è invece il fatto che sussistano problemi del genere anche nel resto del Continente. Vale dunque la pena provare a tastare il polso della secolarizzazione europea. La separazione tra Stato e Chiesa in Europa è gestita essenzialmente in tre modi: attraverso il diritto pattizio, ovvero Patti e/o Concordati tra i singoli Stati e la Santa sede; l’istituzione di Chiese nazionali e/o una serie di culti riconosciuti, il che comunque non esclude la possibilità di concordati e accordi parziali con il Vaticano; l’assenza di veri e propri statuti di culto.

Soffermandoci sul primo punto, ad esempio, il Vaticano ha accordi con 25 Stati europei, ma di questi solo 15 sono accordi completi o concordati: Albania, Andorra, Austria, Bosnia ed Erzegovina, Estonia, Germania, Italia, Lettonia, Monaco, Montenegro, Polonia, Portogallo, San Marino, Slovacchia, Slovenia. Tra questi Paesi spicca l’assenza della Spagna, la cui complessa situazione discuteremo nel dettaglio più avanti.

Riguardo al secondo punto, esistono in Europa numerose Chiese nazionali, spesso create a seguito di conflitti tra i singoli Stati e la Chiesa cattolica – la Church of England, ad esempio, nata nel 1534 a seguito della scomunica di Enrico VIII da parte di Papa Clemente, o la Chiesa luterana danese, nata nel 1536 dopo la riforma protestante. Ad ogni modo, il numero delle Chiese nazionali in Europa è in diminuzione.

Esistono infine Stati europei senza un vero e proprio statuto di culto: Francia, Irlanda e Paesi Bassi per esempio. Tre Paesi estremamente diversi tra loro e con concezioni di laicità e secolarizzazione molto eterogenee. Vediamo dunque nel dettaglio la situazione in…

L’articolo di Giovanni Gaetani prosegue su Left in edicola


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