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Questa sentenza si inserisce in un filone che tende a sottovalutare il pericolo dei rigurgiti fascisti e per questo non mi convince». A parlare è Domenico Gallo, magistrato della corte di Cassazione e giurista del Coordinamento nazionale per la democrazia costituzionale. Gallo si riferisce alla sentenza del 20 febbraio scorso con cui la Cassazione ha assolto due persone che, nel corso di una commemorazione organizzata da Fratelli d’Italia a Milano nel 2014, avevano fatto il saluto romano. I due erano stati denunciati per il reato di “concorso in una manifestazione fascista” ai sensi della legge Scelba del 1952, ma la corte ha ritenuto che il gesto non costituisse reato, in quanto si trattava di un semplice gesto commemorativo e sia da considerarsi «una libera manifestazione del pensiero».

Cosa ne pensa di questa decisione? è davvero così difficile perseguire azioni, gesti e manifestazioni di piazza, che si rifanno esplicitamente al partito fascista?
Il problema è giuridico: da un lato la Costituzione tutela la libertà d’espressione e d’opinione, anche se le opinioni espresse sono apertamente criminali. Dall’altro, la Carta limita il pericolo di una ricostituzione del partito fascista, ma non sempre è facile identificare i confini tra libertà d’espressione e pericolo fascista.

Non si crea un cortocircuito? La tolleranza assoluta della libertà d’espressione finisce col tollerare anche ideologie che negano la libertà d’espressione.
Il problema sono i confini della libertà d’espressione. La Corte costituzionale ha definito una linea di principio: i reati d’opinione, che sia una semplice istigazione a delinquere o un’apologia del fascismo, sono punibili solo se compiuti in modo tale da costituire un pericolo concreto. In caso contrario…

L’intervista di Daniele Ruzza al magistrato Domenico Gallo prosegue su Left in edicola


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