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A legislatura appena terminata, è tempo di bilanci, anche per i sindacati. E in ambito medico, la Cgil elenca quelle che considera vere e proprie battaglie di successo a cominciare dall’ultima “conquista” avvenuta a ridosso delle elezioni: una pre-intesa per il rinnovo del contratto collettivo del cosiddetto comparto sanità. «Dopo otto anni di blocco, abbiamo rimesso a regime la contrattazione» racconta a Left, Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil medici «Riuscite ad immaginare – aggiunge – cosa abbia significato lavorare negli ospedali per otto anni senza contratto, coi direttori generali che potevano fare ciò che volevano?». Il nuovo accordo riguarderà infermieri, operatori sanitari e amministrativi impegnati nel Sistema sanitario nazionale. Più di 540mila lavoratori in totale. Per loro, dopo trenta lunghe ore di trattativa, e grazie alla mediazione tra i dicasteri di Salute e Pubblica amministrazione, comuni, regioni e sindacati, è in arrivo un aumento medio delle retribuzioni di 85 euro al mese. E non solo.

«Siamo riusciti anche a ripristinare la contrattazione sindacale per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro» prosegue Filippi. «Si tratta di una enorme vittoria, su molti temi caldi ora le aziende sono obbligate a confrontarsi con le rappresentanze». Un risultato che è figlio di una lotta che inizia da lontano. «La riforma della Pubblica amministrazione di Brunetta del 2009 aveva completamente disarticolato le relazioni sindacali. Ma successivamente, l’importante accordo di novembre 2016 con il governo per il rinnovo contrattuale del pubblico impiego prima, e il decreto 75/2017 (la riforma Madia, ndr) poi, hanno spianato la strada per i rinnovi contrattuali, per la stabilizzazione dei precari, su cui tutte le aziende ospedaliere si stanno muovendo, e per la definizione dell’orario di lavoro».

Non tutti i…

L’articolo di Leonardo Filippi prosegue Left in edicola


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