Condividi

In Iraq tre persone sono ricercate e una quarta è stata arrestata con l’accusa di “organizzare seminari per promuovere l’idea della non esistenza di Dio e per diffondere l’ateismo”, nella provincia di Garraf, a circa 30 km da Nassirya nel sud del Paese. A riportarlo sono il sito d’informazione specializzato in medio oriente, Al Monitor, e altri fonti arabe.

Dhidan al-Ekili, un magistrato locale, ha raccontato alla stampa l’arresto è stato eseguito l’11 marzo. Sempre secondo Ekili, le forze dell’ordine hanno ricevuto dal tribunale locale l’ordine di perseguire con fermezza il «fenomeno dell’ateismo».

Ma per l’analista ed esperto di politica irachena Ali Jaber al-Tamimi «non esistono articoli nel codice penale iracheno che puniscano l’ateismo», intervistato sempre da Al Monitor. «La Costituzione irachena tutela la libertà di credo e di opinione» ha continuato Tamimi. Anche sui social network la notizia non è passata inosservata, in molti hanno infatti criticato la decisione della magistratura.

Lo studio più recente sulla diffusione della religione in Iraq è stato condotto da Gallup nel 2012. Stando al sondaggio, l’88% della popolazione irachena si dichiara religiosa. L’Iraq si posiziona così al settimo posto al mondo per diffusione della religione.

Molti quotidiani ritengono che la diffusione dell’ateismo sia dovuta alla corruzione presente nei partiti islamici e alla loro incapacità di amministrare il Paese negli ultimi dieci anni. Questi partiti sono arrivati al potere dopo l’invasione americana del 2003.

Sull’argomento, Al Monitor ha chiesto di fare luce al giornalista Safaa Khalaf: «L’ateismo in Iraq nasce per motivi politici e ha conseguenze economiche e sociali. L’ateismo si è fatto largo nel malcontento creato dal fallimento dei partiti di matrice islamica nel governare lo stato e gestire i servizi. I metodi di comunicazione moderni hanno poi cambiato lo stile di vita di molti iracheni, in particolare dei giovani, avvicinandoli all’ateismo e al laicismo». Khalaf, che da tempo segue le problematiche sociali irachene, ha poi aggiunto: «In Iraq, c’è molta confusione tra pensiero religioso e pensiero politico. Il laicismo è considerato nemico dello stato nella retorica proposta dai partiti islamici, al punto che è completamente sparito dal dibattito politico dal 2003. Addirittura il Partito comunista iracheno ha sostituito il termine “laico” con il termine “civiltà”». «Questi errori nell’etichettare i diversi comportamenti e pensieri, questo analfabetismo, fa gioco alle autorità, perché facilità il loro compito nel reprimere le voci di dissenso, in particolare quando criticano la religione e il clero» ha poi concluso Khalaf.

Commenti

commenti

Condividi