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Come scrive con chiarezza Michele Cortellazzo nella voce della Treccani: «Per linguaggio giovanile si intende la varietà di lingua utilizzata nelle relazioni del gruppo dei pari da adolescenti e post-adolescenti, costituita principalmente da particolarità lessicali e fraseologiche (e, in misura minore, morfosintattiche e fonetiche)». Il linguaggio giovanile è quindi una varietà linguistica codificata e stratificata nel tempo che segue, come qualunque altra forma di una lingua storico-naturale, precise regole a livello della composizione delle parole (lessico), della loro organizzazione nella frase (sintassi) e del modo in cui tali elementi sono pronunciati (fonetica). La principale caratteristica di tale variante è l’età dei parlanti.

I linguisti hanno identificato un linguaggio giovanile in diversi periodi storici. Pensiamo ad esempio in italiano al linguaggio giovanile degli anni Cinquanta, quando con lo sviluppo economico i giovani avevano occasioni di svago prima impensabili. Tale prima fase finì bruscamente negli anni Sessanta, quando, con i movimenti politici, il linguaggio giovanile che si caratterizzava per l’età dei parlanti, cedette il posto ad un linguaggio tipico di un orientamento politico, usato da persone appartenenti a diverse fasce d’età. Pensiamo a tutta la fraseologia tipica di quello che è stato chiamato sinistrese, ad esempio il frequente intercalare di “cioè”, oppure “nella misura in cui”, ecc. Questo linguaggio univa le generazioni, ma creava separazioni a causa delle idee politiche.

Fu poi la volta del Riflusso, quando alla fine degli anni Settanta nacque un altro linguaggio giovanile, legato alla ricerca di risposte sul piano personale, piuttosto che politico. Si tornava ad una variante che tendeva a creare una distanza fra le generazioni e quindi serviva per identificare uno specifico gruppo e per distinguerlo da gruppi contigui. Ogni linguaggio giovanile si caratterizza quindi per l’uso di parole prese da diversi registri o contesti: ad esempio dall’italiano colloquiale viene “bestia”, dai dialetti…

L’articolo di Federico Masini prosegue su Left in edicola


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