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«Nella scuola moderna mi pare stia avvenendo un processo di progressiva degenerazione: la scuola di tipo professionale, cioè preoccupata di un immediato interesse pratico, prende il sopravvento sulla scuola “formativa” immediatamente disinteressata». Queste frasi non sono estrapolate da uno dei tanti dibattiti sui media a proposito della Buona scuola, né vengono da pedagogisti o intellettuali che ciclicamente discettano sulle sorti dell’istruzione in Italia. L’autore è Antonio Gramsci, che le ha scritte in una nota dei Quaderni del carcere in cui sottolinea l’importanza dello studio del latino e del greco, lingue tutt’altro che morte, anzi formative perché aprono alla riflessione e alla prospettiva storicistica.

Poco più in là Gramsci aggiunge un altro concetto. La scuola che ha come unico obiettivo la preparazione al lavoro, fintamente considerata “democratica”, «è destinata a perpetuare le differenze sociali».
Come si vede, in poche parole si accenna a un nodo cruciale dell’istruzione contemporanea, il dissidio cioè tra due visioni contrapposte: la scuola che forma cittadini dotati di spirito critico e la scuola schiacciata sul mercato del lavoro, di stampo neoliberista. La conclusione è che quest’ultima, la scuola finalizzata al lavoro, non fa altro che perpetuare le diseguaglianze esistenti a livello sociale.

Gramsci ha scritto migliaia di pagine sulla scuola, tra articoli di giornale, note carcerarie e lettere. Eppure questo immenso patrimonio è stato messo da parte, quando non addirittura annullato. L’alone di estraneità che circonda l’autore dei Quaderni investe soprattutto l’aspetto pedagogico del suo pensiero, cioè il nucleo della sua elaborazione teorica. Un unicum. È difficile, infatti, nel panorama italiano, trovare un intellettuale e un politico che abbiano prestato tanta attenzione alla formazione degli esseri umani. Per questo motivo è

Giuseppe Benedetti e Donatella Coccoli hanno scritto per l’Asino d’oro edizioni Gramsci per la scuola. Conoscere è vivere, in uscita il 20 aprile

L’articolo di Giuseppe Benedetti e Donatella Coccoli prosegue su Left in edicola


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