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«London, Vote Labour». Vota laburista, Capitale. La coccarda sui petti di leader ed elettori è rossa. E forse lo diventerà presto anche Londra e provincia, secondo i sondaggi di Yougov: è record di preferenze laburiste, gli elettori del partito di Jeremy Corbyn sarebbero oltre il 50%, «una performance che batterebbe quella di ogni altro partito britannico negli ultimi 40 anni», secondo la stampa inglese. Le elezioni amministrative si terranno giovedì 3 maggio nei 32 borough, i municipi della Capitale, dove abitano nove milioni di persone. Molti distretti londinesi, prima storiche roccaforti dei Tory, potrebbero presto cambiare colore e diventare rossi.

Cifre: i laburisti avrebbero il 51% dei voti, 22 punti in più dei conservatori della premier, che hanno il 29% dei consensi, ancora meno ne ha il partito liberal-democratico: l’11%.
Per il professore Philip Cowley, dell’università Queen Mary di Londra, da cui è stata commissionata la ricerca Yougov, «in pratica, questo sondaggio significa che i conservatori avranno difficoltà in ogni consiglio che ora è ancora sotto il loro controllo. I Labour sono avanti, secondo il sondaggio, non solo nei quartieri tradizionalmente laburisti, ma anche in quelli tradizionalmente conservatori, dove ora i Labour raggiungono il 46% contro il 34%».

Secondo Sadiq Khan, sindaco di Londra, i laburisti devono mirare a prendere “i gioielli della corona” dei Tory: «non c’è un angolo di Londra dove non possiamo vincere». Per il leader dei laburisti di Wandswoth, Simon Hogg, che rimane sotto amministrazione dei conservatori dal 1974, «si tratterebbe di un terremoto politico, ma io penso che possiamo farcela. Sempre più persone vengono da noi nelle zone dove non vinciamo dagli anni 60 e 70». I rossi non vincono in questo distretto da quarant’anni. Ha detto Adam Hug, candidato del partito di Corbyn della zona: «siamo consapevoli che, in caso di vittoria, qui faremo la storia».

Per la Brexit, l’austerity e per lo scandalo Windrush (i migranti caraibici cacciati dal Paese v. articolo su Left), quest’ultimo alle origini delle dimissioni della ministra dell’interno Amber Rudd . La May il tre maggio, andrà “down, but not out”, scrive la Reuters. Andrà giù, ma non fuori: «i votanti a Londra probabilmente puniranno la premier e il partito conservatore alle elezioni locali questa settimana, le elezioni sono viste come un termometro del sentimento pubblico, i sondaggi mostrano che gli elettori sono pronti a dare un verdetto critico sulla leadership della May e sul suo partito, dopo otto anni spesi a tagliare fondi pubblici per rafforzare il sistema finanziario britannico».

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