Condividi

La Piana fiorentina deve essere liberata dalle grandi e dannose infrastrutture, per riaffermare la realizzazione integrale del Piano agricolo della Piana, con le sue potenzialità occupazionali, dalle quali partire, per realizzare un laboratorio di sperimentazione ambientale e civica, in chiave in chiave antispeculativa, solidale e mutualistica. È necessaria la riappropriazione e l’uso collettivo di numerose aree della Piana da parte di attivisti, abitanti, associazioni, in modo da garantire non solo la tutela e la cura delle zone in oggetto, ma anche l’interdizione di tutte quelle iniziative, che ne potrebbero alterare o distruggere l’alto e prezioso valore ambientale, agricolo ed economico, rendendo anche concretamente realizzabili i progetti di accoglienza integrata, che i Comuni sono chiamati ad attuare nell’ambito del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar).

La Piana Firenze – Prato – Pistoia è un sistema territoriale complesso, da tempo sottoposto ad una pressione antropica tale da determinare uno stato di crisi permanente. Ed è proprio la retorica dello sviluppo e dell’aumento dei posti di lavoro che prepara il terreno a questo crack ambientale, urbanistico ed economico, per realizzare un aeroporto intercontinentale da 4,5 milioni di passeggeri. Un’infrastruttura, che comporterebbe la parcellizzazione del Parco agricolo della Piana, l’unica alternativa per il riequilibrio ambientale di una delle aree più inquinate d’Europa, dove stanno cercando di concentrare, oltre all’aeroporto, anche un mega inceneritore, la terza corsia dell’autostrada A1 Firenze Mare, la cittadella viola con annessi alberghi e centri commerciali.

Inoltre, c’è da rilevare che per il nuovo aeroporto intercontinentale, la richiesta di Conformità urbanistica al Ministero, avanzata da Enac, non potrebbe essere rilasciata, perché il Tar della Toscana ha annullato la Variante al Pit, con la quale si inseriva la nuova pista (per di più di 2.000 metri) all’interno del Parco agricolo della Piana, come evidenziato dal Gruppo urbanistica di perUnaltracittà. Siamo in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato che non è detto che debba essere a favore di Toscana Aeroporti, la società interessata, e comunque la pista prevista è difforme da quella di progetto, lunga ben 2400 metri. In sostanza la Regione dovrebbe ripresentare una nuova Variante al Pit.

È bene ricordare che, per quanto riguarda il vecchio attuale aeroporto, Enac non ha ancora approvato i Piani di rischio presentati dai Comuni di Firenze e Sesto fiorentino nel maggio 2016, e quindi è come se non ci fossero, perché per il nuovo aeroporto i Piani di rischio, che riguardano la sicurezza sia dei trasportati che dei sorvolati, non sono stati presentati. Appare così un quadro preoccupante, a cui si aggiunge un’indagine della Procura sulle inadempienze di Adf, prima, e di Toscana aeroporti poi, relative alla sicurezza idraulica dell’attuale aeroporto (a causa della mancata realizzazione della vasca di autocontenimento delle acque prevista dal Masterplan del 2003), La copertura degli investimenti previsti vedrà schierate in prima fila le amministrazioni pubbliche che, attraverso il project financing, saranno chiamate a garantire i debiti contratti dai privati e a intervenire con risorse economiche sia per adeguare il sistema territoriale alle nuove infrastrutture che per assorbirne gli impatti negativi.

Per spostare la Mercafir, ovvero i mercati generali e poter fare la cittadella viola, è necessaria una Variante al Piano urbanistico di Castello (Pue), che a detta dell’assessore di competenza del Comune di Firenze, sarà approvata dalla sola giunta e non ratificata dal Consiglio comunale in quanto, a detta loro, trattandosi di variante che prevede una riduzione consistente del carico urbanistico previsto nel Pue vigente, sarebbe pertanto di competenza della sola Giunta comunale. La motivazione esposta, ossia la riduzione delle costruzioni è del tutto risibile: sono previsti ben 271.200 mq di nuova edificazione, più del triplo di quanto già costruito con la nuova caserma dei carabinieri (88.000 mq.), per di più a ridosso del previsto aeroporto intercontinentale. Le dimensioni non sono quindi trascurabili e comunque vanno inserite nel quadro più ampio delle previsioni insediative di tutta l’area. Il Regolamento costruzione ed esercizio aeroporti prevede di limitare al massimo il carico antropico dell’area.

Ma il Comune verifica il carico antropico non sulla base delle circa 800 presenze in uno spazio ridotto, come può essere quello dei mercati generali, ma lo distribuisce sull’intera area territoriale, ben più ampia. Le condizioni di sicurezza degli insediamenti esistenti e di quelli previsti sono molto precarie. Mercafir, Caserma dei carabinieri e l’area del nuovo stadio resterebbero comunque nelle aree di tutela, anche con il nuovo aeroporto, così come il Palazzo di Giustizia, con i suoi numerosi frequentatori, sarebbe a poche decine di metri dalle stesse. Ciò viene rilevato dal Gruppo urbanistica di perUnaltracittà, di cui condivido l’analisi e le proposte in merito al fatto che le amministrazioni comunali dovrebbero predisporre regolamenti e patti di collaborazione, per favorire una reale partecipazione dei cittadini alla vita delle comunità locali, a partire dal diffuso attivismo sociale in difesa del Parco agricolo della Piana.

Infine, il mancato coinvolgimento del Consiglio comunale significa impedire un ampio e necessario dibattito pubblico e istituzionale su una delle operazioni urbanistiche ed economiche più rilevanti della storia della città, irrisolta da più di sessant’anni. Un vero e proprio disprezzo delle più elementari regole della democrazia che non può essere giustificato in nessun modo.


L’articolo di Miriam Amato è stato scritto in collaborazione con il Gruppo urbanistica di perUnaltracittà di Firenze

 

Commenti

commenti

Condividi