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«Sono una madre cui hanno sequestrato i figli da oltre due anni». Veronica (nome di fantasia) vive in Emilia Romagna. È un’impiegata. Una vita come tante se non fosse che le hanno portato via i suoi due bambini. «Dal dicembre 2015 – racconta – me li hanno strappati senza alcun valido motivo. Una decisione arbitraria dell’assistente sociale. E la cosa che mi fa più rabbia è che ora il padre può vederli tranquillamente, mentre a me è reso impossibile».

È il gennaio 2013 quando Veronica viene picchiata dal marito davanti alla figlia che allora aveva solo sette anni. Ne nasce un processo che si conclude con la condanna per lesioni personali. «Il reato – si legge nelle motivazioni della sentenza – risulta ancora più grave in quanto compiuto per futili motivi all’interno delle mura domestiche, nei confronti della madre dei propri figli ed alla presenza di una minore». Il Tribunale decide quindi per l’affidamento “esclusivo” dei due bambini a Veronica. Il padre potrà vederli, certo, ma solo alla presenza dei servizi sociali. Inspiegabilmente, però, la situazione si ribalta. L’assistente sociale decide di applicare l’articolo 403 del codice civile: allontanamento forzato dai genitori, anche senza la pronuncia di un giudice. Il tutto con la seguente motivazione: «La situazione famigliare presenta caratteristiche che fanno presupporre elementi di forte pregiudizio». Fine.

«C’era stata una lite con mia figlia sul cibo: lei non voleva mangiare e avevamo litigato. Ma nulla di più di quanto non accada in ogni rapporto madre-figlia», spiega Veronica. Senza dimenticare, evidenzia il suo legale, l’avvocato Erminia Donnarumma che da anni si occupa di affidi e delle storture del sistema minorile, che…

L’inchiesta di Carmine Gazzanni prosegue su Left in edicola


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