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Il dramma delle tante famiglie spezzate a causa dell’eccessivo – e spesso arbitrario – ricorso all’allontanamento forzato dei bambini da padri e madri, finisce ora in Parlamento. Dopo l’inchiesta di Left, in cui avevamo raccolto testimonianze e denunciato lungaggini burocratiche, errori giudiziari e abusi da parte di chi (dagli assistenti sociali ai tribunali per minori) deve occuparsi di pratiche molto delicate, il deputato di Liberi e uguali (eletto con Possibile), Luca Pastorino, ha presentato un’interrogazione parlamentare rivolta ai ministri delle Politiche sociali, Luigi Di Maio, e della Giustizia, Alfonso Bonafede.

Nell’atto parlamentare, Pastorino ricorda come «la legge quadro in materia di adozione e affidamento (…) delinea un ampio sistema di norme a tutela dell’interesse primario del minore a crescere e ad essere educato nel proprio nucleo familiare e sancisce che, al fine di prevenire l’allontanamento dei minori dalle proprie famiglie di origine, è fondamentale il sostegno alla genitorialità da parte dello Stato» e quindi la messa in atto di tutti gli interventi di prevenzione e aiuto nei confronti dei nuclei familiari più fragili sotto il profilo culturale ed economico.

Come Left aveva ampiamente sottolineato, infatti, la sottrazione del minore alla famiglia è considerata come un’extrema ratio, praticabile solo laddove tutte le misure di sostegno al nucleo familiare non abbiano dato gli esiti auspicati. Senza dimenticare – altro aspetto fondamentale – la temporaneità dell’affido, che dovrebbe rappresentare solo una breve parentesi di vita al di fuori del contesto familiare di provenienza.
Tutti principi che, come emerso anche dall’ultima relazione della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, vengono puntualmente disattesi, dato che ad oggi si riscontrano un’eccessiva durata dell’allontanamento dei minori (oltre i due anni previsti dalla legge), errori di valutazione delle realtà familiari, motivazioni generiche nella scelta di allontanamento, mancanza di controlli delle strutture di accoglienza, arbitrarietà degli assistenti sociali, divieto di rapporti fra il minore e la famiglia di origine. «Circostanze – si legge ancora nell’atto parlamentare – che violano apertamente la protezione dell’unità familiare e contrastano con l’obiettivo primario di garantire sempre la centralità della relazione tra figli e genitori».

Una situazione drammatica e spesso sottovalutata, dunque. Ed è per questo che Pastorino rivolge tanti e puntuali quesiti ai due ministri pentastellati, chiedendo ad esempio «quali iniziative intendano adottare al fine di verificare l’idoneità delle comunità in cui i minori sono ospitati» e quali, ancora, per «garantire che siano assicurati i livelli essenziali delle prestazioni sociali in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale».

«Si parla molto di politiche per le famiglie, talvolta anche in chiave propagandistica – spiega Pastorino a Left -. Ecco invece che qui si parla di un aspetto concreto di vita reale per sostenere determinati nuclei familiari. Di fronte a un problema così delicato serve un sistema informativo nazionale di raccolta dati che fornisca in tempo reale il numero complessivo di minori fuori famiglia e la loro collocazione». Raccolta dati che ad oggi non esiste.
Vedremo ora se Di Maio e Bonafede risponderanno all’interrogazione. Anche perché, aspetto non secondario, nella passata legislatura della questione si occuparono con atti e denunce anche parlamentari M5s. Insomma, un ottimo banco di prova per capire se il «governo del cambiamento» sia tale solo a parole o anche nei fatti.

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