Condividi

È inevitabile scrivere dell’Aquarius. La vicenda della nave bloccata al largo delle coste siciliane con più di 629 persone a bordo tra cui donne incinta e minori non accompagnati. Lo sconcerto è enorme. Un atto di una violenza inaudita verso persone inermi. Da un punto di vista politico Salvini ha dimostrato di continuare a manovrare il M5s e tutto il governo a suo piacimento, come già aveva fatto durante i 3 lunghi mesi dopo le elezioni. Come ha osservato Lucia Annunziata è lui il vero capo del governo. Nessuno gli ha contestato la decisione di bloccare l’Aquarius in mare, decisione presa in assoluta autonomia senza consultare il capo del governo che era in volo, di ritorno dal G7.

Ma la cosa più drammatica e sconcertante sono le tante, troppe voci di consenso verso questa decisione del ministro dell’Interno, anche tra amici e persone di ambienti che si dicono essere di sinistra. Salvini sa essere persuasivo. Sa che la maggioranza che sostiene il suo governo vuole il reddito di cittadinanza perché non pensa di poter trovare lavoro e a volte nemmeno lo cerca; sa che vuole che gli si indichi la soluzione ai propri problemi e vuole che qualcuno gli dica che quei problemi sono dovuti a qualcosa di esterno, ad un nemico che si possa accusare di tutto ciò che non va; specula sulla voglia di riscatto dei propri elettori, sulla necessità di non sentirsi più gli ultimi, nel non sentirsi incapaci di reagire.

Ieri in un bar ho sentito un’affermazione che mi ha fatto comprendere quale veramente sia il problema dei migranti nella testa degli elettori di Salvini (e non solo di quelli purtroppo). Una persona ha detto “Qui ormai è tutto difficile, bisognerebbe avere il coraggio di andarsene”. Il coraggio di andarsene… i migranti quel coraggio ce l’hanno. E non è soltanto un coraggio che viene dalla disperazione. Perché pensando meglio è un coraggio che è lo stesso di chi decide di andare a studiare o a cercare fortuna altrove, chi decide di andare via di casa, chi si separa da una situazione comoda e conosciuta per andare verso l’ignoto. Il coraggio di chi decide di andare verso ciò che non si conosce avendo solo l’idea di una possibilità di vita migliore.

Non è una questione economica ma è una questione di qualità della vita. La ricerca di una realizzazione personale che evidentemente nel luogo di origine non c’è. Il migrante, che sia economico o meno non ha importanza, reagisce alla realtà che non gli permette di realizzare se stesso. Non rimane inerte. Ha una capacità di reagire, di rifiutare ciò che è e che non va bene. Non annulla, non nega la realtà, ma la rifiuta andandosene. Il migrante in questo senso è frustrante per chi non è come lui, chi non ha quella reazione. Mette in crisi la persona che quel coraggio, qualunque ne sia il motivo, non ce l’ha. Il migrante che può mettere in crisi l’identità razionale è il diverso da se stessi perché rappresenta l’esistenza di una possibile vita diversa che si è deciso essere non esistente.

E qui devo necessariamente citare lo psichiatra Massimo Fagioli. Egli ha scoperto e poi teorizzato l’esistenza della pulsione di annullamento che è quel pensiero del tutto inconscio e quindi normalmente sconosciuto all’essere umano, che fa di ciò che è ciò che non è e di ciò che non è ciò che è. È una dinamica psichica che compare alla nascita, come reazione allo stimolo luminoso che, fusa alla vitalità, determina la comparsa del pensiero come idea di esistenza del rapporto con un altro essere umano simile a se stessi. È là l’origine della fantasia. È la realtà del pensiero umano che è irrazionale e ha come fondamento la ricerca dell’altro per realizzare se stessi. Il migrante mette in crisi il comfort, la tranquillità dell’identità razionale. È colui che cerca se stesso ribellandosi al proprio destino.

D’altra parte la dinamica di annullamento è esattamente ciò che sta alla base del rovesciamento della realtà propagandata da Salvini. Il problema non sta tanto in quello che pensa o non pensa Salvini di cui non mi interessa affatto. Il problema sta nella violenza del suo pensiero e nell’istigazione che fa verso chi lo ascolta ad esercitare la stessa violenza di pensiero. È una violenza invisibile nascosta in un pensiero facile: “Quelle persone non sono persone. Quelle persone non esistono. Quelle persone non sono esseri umani.” Sembra una cosa di poco conto, invece è un pensiero pericoloso che può portare conseguenze politiche molto gravi.

Per comprendere meglio il significato politico di questo pensiero accenno soltanto un passaggio che rubo a Marcella Fagioli da un suo recente intervento al convegno “La politica” (*): «Per fare un pensiero non si possono perdere gli affetti». Ovvero, il pensiero senza affetti non è un pensiero umano. Il pensiero senza affetti è un pensiero che diventa disumano. Ovvero che con ha più rapporto con la realtà umana. Il pensiero senza affetti, argomenta e motiva, da una spiegazione logica e razionale. “Non possono venire tutti qui”. “L’Europa deve fare la sua parte”. “Non corrono rischi su quella nave”.

Salvini, furbescamente, dà le giustificazioni razionali. Dà le stampelle che servono per non cadere nell’angoscia del vuoto di trovarsi a sentire di non essere più umani, di non avere più gli affetti per non ribellarsi e indignarsi alla pazzia violenta di lasciare 629 naufraghi in mezzo al mare.

E così accade che le persone dicano “ma in fondo ha fatto bene, ha ottenuto dall’Europa ciò che è giusto”.
Salvini non ha ottenuto niente dall’Europa.
Ha solo ottenuto un pezzo di disumanità in più in chi pensa che abbia ragione.
In chi ha chiuso gli occhi perdendo un pezzo di affettività.
Salvini vuole una razionale disumanità.
A Salvini ci dobbiamo opporre con una irrazionale umanità.

Perché la verità è che siamo esseri irrazionali. Come gli immigrati che rischiano la vita per una vita diversa. La nostra reazione deve essere come la loro.
Non possiamo e non dobbiamo chiudere gli occhi. Mai.

(*) www.ventisecondi.it

L’editoriale di Matteo Fago è tratto da Left in edicola


SOMMARIO ACQUISTA

Commenti

commenti

Condividi