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a politica italiana e dell’Unione europea, qualunque ideologia rappresenti, ha affrontato il problema dell’immigrazione in maniera discutibile: sicuramente la lacuna maggiore ha riguardato i migranti minorenni non accompagnati. Anche l’informazione è colpevole di un disinteresse sistematico, se escludiamo la foto sensazionalistica di quel povero bambino morto sulla spiaggia che ha fatto il giro del mondo. Nessuno si chiede cosa succede ai ragazzi che senza i loro familiari sbarcano sulle nostre coste: essi hanno affrontato un viaggio lungo alcuni mesi a volte anche un anno in condizioni al limite della sopravvivenza, accompagnati da violenze, torture, schiavitù, privazioni per raggiungere un futuro migliore in Europa.

I giovani migranti quando fanno tappa in un Paese sono costretti a lavorare in condizioni di semi schiavitù per pagare i debiti contratti con i trafficanti, o per guadagnare il denaro necessario per continuare il proprio viaggio.

Ragazzi e ragazze di 14 e 15 anni sono diventati adulti troppo presto per aver vissuto esperienze traumatizzanti, che rimarranno a lungo dentro di loro: si tratta di personalità fragili che necessitano di un supporto specifico per superare i ricordi dolorosi e iniziare un percorso che consenta loro di integrarsi e costruirsi una nuova vita nel Paese di accoglienza. Un’attenzione particolare deve essere rivolta a coloro che, nonostante la giovane età e la scarsa conoscenza del contesto nel quale sono giunti, si sono allontanati dalle strutture che li ospitavano e hanno deciso di proseguire da soli il loro viaggio o, peggio, di affidarsi a sfruttatori per i quali lavorare e guadagnare subito il denaro necessario per saldare i debiti contratti durante i mesi precedenti. Sono particolarmente vulnerabili le ragazze ed i bambini che spariscono dal centro di accoglienza diventando spesso vittime di violenze o a rischio di essere coinvolti nel circuito della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. I bambini più piccoli che sbarcano da soli nei porti italiani per la loro giovane età richiedono di una particolare protezione e di un ambiente e di un’accoglienza adeguata alle loro esigenze.

Non tutti iniziano il loro viaggio da soli e, soprattutto i più piccoli, spesso perdono genitori, fratelli maggiori o altre figure di riferimento lungo il percorso o durante la traversata. Solo l’anno scorso in Italia si rendevano irreperibili 2.440 dei 15.779 minori giunti senza figure di riferimento nel corso del 2017.

I giovani migranti, dopo aver lasciato la propria casa o aver perso i genitori durante il viaggio, giunti in Italia, avendo vissuto esperienze e affrontato difficoltà molto più grandi della loro età, si trovano in una situazione di estrema vulnerabilità, senza poter contare sull’affetto e la guida dei propri familiari e in un Paese con una cultura, delle tradizioni e una lingua a loro estranee. Per i più piccoli se non si ristabilisce al più presto un rapporto affettivo che solo una famiglia affidataria può realizzare c’è il rischio di una catastrofe psichica; anche per i più grandi, per gli adolescenti, ci sono notevoli pericoli. L’adolescenza rappresenta un periodo trasformativo, uno dei momenti più creativi della vita di ognuno: forse proprio per questo tale epoca rappresenta anche una fase di particolare vulnerabilità per tutti i ragazzi, il cui tragitto verso la costruzione dell’identità assume spesso le caratteristiche di un percorso rischioso e incerto. Sebbene la maggioranza degli adolescenti…

L’articolo della neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti prosegue su Left
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